Recuperare un importante tassello della storia di Modugno.La Chiesa di S. Giuseppe (Monacelle)
[ Pubblicato Venerdì, 22 Novembre 2002 - 21:00 ]Modugno - Edificata nel sobborgo, che del centro storico modugnese costituisce la sua propaggine meridionale, la chiesetta di S. Giuseppe attende, da tanto ormai, di essere riportata al suo antico splendore barocco. Fin dal suo nascere ha svolto un’importante funzione sociale nella storia del paese, soprattutto nei confronti delle frange meno abbienti della popolazione. Con l’iniziale denominazione di S. Eligio, infatti, è stata affiancata nel 1500 da un ospedale per i poveri, poi trasformato in Educandato per le fanciulle delle famiglie più facoltose ed, infine, nel 1600 in convento delle Clarisse, intitolato a S. Maria della Purità.
Qui per oltre due secoli presero il velo claustrale le giovani modugnesi di condizione umile. Per questo il tempio, ridedicato a S. Giuseppe, cominciò ad essere chiamato popolarmente “Monacelle”, con riferimento alle ”piccole monacelle”, mentre le “grandi monacelle”, quelle delle famiglie ricche, furono ospitate nel Convento benedettino di S. Croce.
La tradizione orale ha conservato memoria di questa realtà in una canzone popolare modugnese “la monacella”, che narra la vicenda di una ragazza, fatta monacare con la forza dalla matrigna.
Il Saliani e il Trentadue Junior, storici locali dei secoli scorsi, inoltre, riportano un avvenimento, che ha per protagonista il convento delle Clarisse, accaduto in quel memorabile 10 marzo del 1799, quando un pugno di Modugnesi, pressocché inermi, riuscì a resistere all’assedio delle masnade sanfediste carbonaresi, durante la rivoluzione partenopea. A rafforzare la convinzione che sia stata la Madonna Addolorata a salvare il paese, oltre alla sua apparizione, concorre il fatto che alcune monache, prese dalla curiosità di vedere il combattimento dal vivo, salirono sul campanile della chiesa. Furono invitate a rientrare e a pregare dai difensori delle terrazze vicine, per evitare di essere ferite dalle pallottole dei nemici. Solo una di loro, la bitontina Suor Maria Colomba Centola, si trattenne per consegnare al vento un’immagine della Vergine, perché proteggesse la città.
Dopo la soppressione dell’Ordine, il monastero, passato al demanio, fu abbandonato a sé stesso, rimanendo inutilizzato. Per un breve periodo (1913-1940) ospitò la Confraternita del Preziosissimo Sangue, finchè, date le sue condizioni fatiscenti e per risanare la situazione igienico-sanitaria delle case limitrofe, fu completamente demolito. Solo nel 1964 il Comune si risolse ad abbattere gli ultimi muri a ridosso della chiesa e a sistemare la piazzetta adiacente. Da allora alcun restauro è intervenuto a frenare il progressivo degrado del monumento. Ecco come esso si presentava agli occhi dell’Arciprete Alberto Romita vescovo, ai primi del ‘900, nella sua “Relazione e Inventario delle chiese di Modugno”
“Chiesa di S. Maria della Purità"
Storia
È l’antica chiesuola di S. Eligio che il Capitolo pensò costruire colle oblazioni dei fedeli per comodo dei cittadini nel 1518 sopra un tratto di terra donato da Bisanzio Pilolla e per mantenero il culto supplicò la Regina Bona perché avesse concesso un mercato di otto giorni. Per opera della sullodata Regina Bona non molto dopo sorse accanto a detta chiesa un civico ospedale per i poveri del paese. Col progredire degli anni, e non si sa precisamente quando, l’ospedale fu convertito in Conservatorio di donzelle.
Essendosi poi fabbricata la Cappella di S. Croce con l’annesso Monastero sui primi anni del secolo XVII, vi furono trasferite le alunne del Conservatorio di S. Eligio nel 1640.
Rimasto vuoto il detto Conservatorio, la città sentiva il bisogno di un altro Chiostro per le donzelle di meno chiara condizione che si fossero volute dedicare al Signore. Un tale Giampietro Maranta con atto del 20 Marzo 1673 per Notar Leonardo Antonio Sasso dette all’uopo molti suoi beni, con la condizione che il Conservatorio di S. Eligio si fosse riaperto sotto la invocazione di S. Maria della Purità e che le alunne vestissero l’abito di S. Chiara: tutto per eseguito. Ed allorché il pio stabilimento si trovò sufficientemente dotato, col beneplacito di Papa Innocenzo XI del dì 28 Novembre 1681, il Conservatorio fu elevato a Monastero di Clausura sotto la Regola di S. Chiara riformata da Urbano IV e nell’anno seguente 24 novizie emisero la solenne professione dei voti religiosi.
La Chiesa fu consacrata solennemente da Monsignor Ruggieri, Vescovo di Ruvo il 7 Giugno 1765 come si rileva da una lapide situata all’interno del lato sinistro della porta maggiore.
Soppresso il Monastero colle leggi eversive del 1866 fu lasciato però intiero ad abitazione delle Suore superstiti, l’ultima delle quali, Suor Camilla Grilli di Molfetta morì in Gennaio 1909. Il Monastero colla Chiesa passò quindi in proprietà del Municipio, dal quale l’Arciprete Luigi Martino ottenne La Chiesa con quattro locali contigui ad uso di succursale parrocchia…
Suppellettili
1)L’altare maggiore, artistico, è tutto di marmo di puro stile rinascimento, opera dell’ingegner Carella. Fu costruito sotto l’Arcivescovato di Monsignor Clary che lo consacrò. Ha due gradini oltre la predella, una lunga mensa sorretta da un artistico sarcofago. Ha due gradini superiori di marmo giallo, verde e marrò con fregi a rilievo di marmo bianco statuario. La bellissima custodia, a forma di tempietto con cupola ha nel prospetto quattro colonnine di marmo bianco con capitelli di bronzo dorato di stile corintio. Al di sopra dell’altare maggiore s’erge maestoso un prospetto di tempio greco con otto colonne scannellate, sei delle quali hanno capitelli di stile corintio. Sulle altre due colonne di marmo bianco che sono nel mezzo s’alza una nube anch’essa di marmo bianco con ricco stuolo di puttini che fanno corona allo Spirito Santo, simboleggiato in una colomba bianca con una raggiera di marmo giallo su di un fondo di marmo bardiglio. Ai due lati dell’altare maggiore ci sono due porte con stipiti ed archi di marmo, per una delle quali si accede ad un artistico comunichino tutto di marmo con bassorilievo rappresentante la SS.ma Trinità, e per l’altra si accede alla sagrestia.
2)Al lato destro della navata vi sono due altari, uno dedicato alla Vergine del Rosario e l’altro all’Immacolata. Al lato sinistro vi è un solo altare dedicato alla S. Famiglia. Sono tutti di pietra comune con stucchi dipinti ad olio…”
Anna Gernone
Bibliografia: Milano Nicola, Modugno. Memorie Storiche, Ragusa, 1970.
Art. pubblicato sul "Cardo Selvatico" - periodico di attualità e cultura modugnese, n. 12 - dic. 2000.


