San Nicola: ecco come è andata
[ Pubblicato Mercoledì, 7 Maggio 2003 - 8:00 ]
Il 20 aprile 1087 tre caracche con a bordo 62 marinai approdano a Myra, nella Licia, in Turchia. Devono compiere un'impresa straordinaria: traslare (un verbo più elegante per dire "rubare") le ossa del santo più importante del mondo: San Nicola. Arrivati al porto di Myra, 47 marinai circondano la zona per paura che i terribili turchi si accorgano di loro; 15 sono sulle caravelle. Solo tre baresi hanno il coraggio di andare a rubare le ossa. In un primo momento offrono ai monaci custodi della sacra tomba una somma di denaro. "Ma voi siete pazzi - rispondono scandalizzati e stupiti i monaci non per la richiesta ma per la somma - dovete pagarci 400 scudi".
"Quattrocento scudi? Sono eccessivi! Noi siamo poveri marinai e proveniamo dalla bizantina Bari, dove un giorno San Nicola, di passaggio verso Roma, chinandosi e baciando la terra sentenziò: Qui riposeranno le ossa mia"
"O 400 o niente"
"Facciamo 300: 100 a caracca e non se ne parla più"
"O quattrocento o niente". I monaci sono irremovibili.
Matteo De Marzo
I poveri baresi non hanno speranza. Quattrocento denari sono eccessivi. Sarebbe già un miracolo racimolare 300. Qui i baresi capirono "l'antifona": se con le buone non si ottiene nulla, allora rapiniamoli. Matteo sfodera la spada e punta la gola dei quattro monaci: "O le ossa o la vita".
Tre monaci alzano le mani: si arrendono e sono imbavagliati e legati come salami a un ulivo. Un quarto fugge. Gli altri 47 baresi entrano in azione. Bisogna lottare contro il tempo: sicuramente i miresi arriveranno presto. Nella tomba si cala Matteo. A colpi di ascia e piccone rompe la tomba. Estrae le ossa e nota che trasudano un liquido misterioso (ancora oggi la composizione chimica è ignota): è la manna. Tra i 47 marinai ci sono anche due preti Lupo e Grimoaldo: pregano i Santi del Paradiso affinchè possano portare a termine l'impresa. Ma loro hanno una paura che quasi se la fanno sotto: il cronista Putignani, anche lui tra i 47, racconta che le voci dei preti sono rotte dalla paura e non riescono a pregare. Da lontano alcuni baresi, in difesa delle caracche, avvisano i complici: "Fate presto, stanno venendo i miresi". Non c'è tempo da perdere. Matteo porta tutto ciò che c'è da prendere e lo consegna ai preti. E' il momento di salpare, di andare verso Bari dove li aspettano figli, mogli e genitori. Quando i miresi arrivano sul posto è ormai tardi. I baresi hanno già lasciato il porto. Il viaggio è lungo ed estenuante. Poco dopo la partenza si scatena una terribile tempesta. "Diamine, eppure tutt'intorno è sereno!". I marinai non si fanno una ragione. Lupo e Grimoaldo chiedono perdono a Dio: hanno commesso un sacrilegio e li sta punendo. Ma non è questo il motivo: durante la corsa verso la nave, i preti, custodi delle ossa, perdono le falangi delle mani del Santo. Alcuni marinai li raccolgono e senza dire niente a nessuno se li mettono in tasca. Un furto nel furto. Lupo e Grimoaldo costringono gli altri a pregare e di giurare sul Vangelo che nessuna azione disonesta è stata commessa. Ma i marinai "più ladri" degli altri, non hanno il coraggio di mettere la mano destra sul sacro testo e ammettono il furto: "Fratelli, la colpa per questi fulmini e saette è la nostra". Estraggono dalla saccoccia le falangi e li consegnano ai due preti. Nello stesso momento, la tempesta si placa. Molti hanno l'impressione di aver vissuto un incubo. I giorni passano stancamente. Il viaggio è molto lungo e per nulla facile. Ma San Nicola li protegge e non fa accadere nulla a loro. La domenica pomeriggio del 9 maggio del 1087, approdano a Bari, nella zona di San Giorgio, accolti da una folla esultante. A questo punto la domanda nasce spontanea: ora che le ossa sono a Bari, dove saranno custodite? Ad aumentare le difficoltà, il fatto che quel giorno nel capoluogo pugliese non ci sono autorità civili e militari: il potestà Ruggero è a Roma per l'incoronazione di Desiderio a Papa Vittore III. L'arcivescovo Ursone è a Canosa e il giorno dopo parte per Gerusalemme. La figura più autorevole presente in quel momento a Bari è Elia, abate del monastero di San Benedetto. I rappresentanti del clero della Cattedrale avanzano le loro richieste: "Le ossa devono essere consegnate a noi". I marinai baresi protestano: "No quelle ossa meritano un nuovo duomo". Il buono e mite abate Elia allora propone di custodire le reliquie nella chiesa di San Benedetto.
L'arcivescovo Ursone, appresa la notizia, torna a Bari. Appoggia la richiesta del clero della Cattedrale. Marinai e popolo si ribellano. Ursone non li vuole sentire. In due giorni Bari viene messa a ferro e fuoco: marinai e popolo contro clero e loro "spallacci" venuti da ogni parte della Puglia. Alla fine si contano due morti e numerosi feriti. Ursone decide di accontentare il popolo e i marinai. Concede la corte del Catapano, a lui affidata da Roberto il Guiscardo per la costruzione della nuova chiesa: la famosa Basilica, il primo sito cattolico-ortodosso al mondo.
CURIOSITA' GEOGRAFICHE E S.NICOLA IN ITALIA
In Italia ci sono 27 comuni chiamati col nome del Santo di Myra: San Nicola Baronia (Avellino), S.Nicola da Tornimparte (L'Aquila), S. Nicola a Tordino (Teramo), S.Nicola (Chieti), isola San Nicola (Tremiti e quindi provincia di Foggia), Sannicola (Lecce), S.Nicola Ardore e S. Nicola di Caulonia (Reggio Calabria), San Nicola da Crissia, San Nicola Ricadi e San Nicola dell'Alto (Catanzaro) San Nicola Arcella (Cosenza), San Nicola di Centola (Salerno) San Nicola La strada (Caserta), San Nicola Manfredi (Benevento), S.Nicolò Aci S.Filippo (Catania), S. Nicola L'Arena (Palermo), S.Nicolò (Ferrara), S.Nicola a Trebbia (Piacenza), San Nicola Gerrei (Cagliari), San Nicola d'Arcidano (Oristano), S.Nicola di Celle (Perugina), San Nicola di Complico (Belluno), San Nicola di Valfurva (Sondrio) San Nicola Po (Mantova), San Nicola Ultimo Saint Nikolaus Ulten e San Nicola in Val d'Ega (Bolzano).
Le regioni con un maggior numero di parrocchie dedicate al nostro Santo sono la Campania (circa 130), la Calabria (circa 125), Sicilia (oltre 70), la Toscana (più di 60), Abruzzo (più di 60) e il Veneto (oltre 50).
Matteo De Marzo
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