Villa Framarino
[ Pubblicato Lunedì, 11 Agosto 2003 - 7:10 ]
Ubicazione
Dall'aeroporto Bari Palese percorrere la Strada Provinciale 73 per Modugno-Bitonto. Superare il semaforo all'incrocio con la Strada Provinciale 54 Modugno-Palese e proseguire fino al punto segnalato ancora oggi dal "Titolo", termine lapideo cinquecentesco che delimitava il confine tra la zona di pertinenza dell'agro del Università di Bitonto e quella di Bari: un segnale stradale indica la direzione per la villa Framarino, sulla sinistra.
Il paesaggio della lama
La masseria è situata sul ciglio della lama Balice, a poca distanza dalla masseria Caffariello e quindi dall'importante arteria viaria realizzata sull'antica via Traiana.
V.R.
Il bianco edificio domina da un leggero poggio una vasta area quasi del tutto priva di vegetazione a fusto, e con una scelta dettata da esigenze difensive ma anche scenografiche, è raggiungibile dopo un viale molto lungo e stretto, che permetteva l'agevole avvistamento dal terrazzo della residenza dei visitatori indesiderati. Una fitta vegetazione spontanea ricca di flora molto interessante riempie quasi completamente l'antico letto del torrente Tiflis. Nei pressi della masseria era funzionante fino a qualche anno fa una cava di estrazione del tufo che ha deturpato parzialmente la naturale bellezza del luogo.
Al fine di tutelare il delicato ecosistema della lama e le sue caratteristiche geomorfologiche tipiche della "Conca di Bari", sopravvissuti all'urbanizzazione, è stato istituito il Parco Naturale Attrezzato della Lama Balice, che ha il suo centro direzionale proprio all'interno della villa Framarino, una delle poche masserie della zona completamente ristrutturata non sempre però nel rispetto dell'architettura originaria della costruzione.
Qui troveranno spazio musei tematici, tra cui è auspicabile anche l'istituzione di luoghi per la conoscenza della cultura e civiltà rurale, delle tradizioni contadine, e di un museo dell'olio, patrimonio della nostra zona da sempre.
Cenni storici
La struttura originaria della masseria risale al XVII secolo (1660 circa) come si può ancora vedere nei residui di una torre individuabile nella muratura a sud, verso la lama. Essa si trovava in una posizione particolarmente vantaggiosa, essendo ubicata lungo la strada che da Bitonto portava a Bari.
All'inizio del XIX secolo la masseria fu venduta dal marchese De Angelis - d'origine napoletana - alla famiglia dei principi Framarino Malatesta di Rimini che la trasformarono in villa residenziale con l'aggiunta di nuovi ambienti. L'ultima discendente di questa nobile casata, nonché attuale proprietaria della costruzione risiede a Giovinazzo.
Architettura
Chiusa da un muro di recinzione rettilineo, la costruzione è articolata in due zone distinte.
La prima zona che si raggiunge non appena varcato il portale a tutto sesto in conci di tufo è un cortile a forma di elle sul lato ovest nel quale al centro campeggia una bassa vasca in pietra di forma circolare.
Gli ambienti al piano terra, più bassi rispetto al piano di calpestio, sono accessibili attraverso porte a tutto sesto, ad arco ribassato, o architravate, e presentano volte a botte.
Una scala a due rampe ortogonali addossata alla parete permette l'accesso alle stanze del primo piano, che presentano tutte volte a schifo (tranne una che presenta invece volta a crociera), e finestre architravate con mostra a rilievo e gocciolatoio rettilineo.
I locali di servizio sono separati dal piano nobile riservato alla residenza attraverso una sottile cornice marcapiano.
Nel cortile il prospetto ad elle è movimentato dal gioco di luci ed ombre creato dalle sporgenze alternate alle rientranze dei diversi volumi, ancora più evidente in pieno giorno, quando la luce solare si riflette sul bianco della calce che ricopre tutto l'edificio.
A coronamento del terrazzo, chiuso da un cornicione sporgente, un piccolo campanile a vela prossimo all'angolo tra le due ali domina dall'alto il complesso rurale. La seconda zona della masseria, a ovest, consta di corpi di fabbrica realizzati con tecniche diverse durante il XX secolo.
Diverse pietre sparse qua e là (prima del rifacimento) testimoniavano l'attività olearia svolta in passato presso la masseria; in seguito il frantoio fu sostituito da una fabbrica di lavorazione del tabacco.
Vito Ricci
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