L'Europa del 1999 e quella enigmatica di oggi
[ Pubblicato Mercoledì, 31 Marzo 2004 - 8:10 ]Mentre Silvio Berlusconi, l'attuale presidente del Consiglio, ostenta sicurezza sulla compagine politica che potrebbe venir fuori dalle prossime elezioni europee, anzi dichiara che non c'è mai stata una vera politica economica europea fino ad ora, leggiamo le dichiarazioni europeiste rese da Giovanni Procacci, europarlamentare della Margherita, il 16 marzo 1998, nell'ambito di un convegno nazionale per ricordare la figura di Aldo Moro (l'anno successivo, il 1999, si tenevano le elezioni europee): (g.d.l.)
"Come capire che senza quella ricerca di una nuova strada comune (Romano Prodi aveva proposto una lista unitaria per le elezioni europee, n.d.r.), ogni alleanza ci apparirà comprensibilmente innaturale e forzata, o magari dettata solo da reciproca utilità? Il dibattito che si è sviluppato in Italia sulla proposta di Romano Prodi ha colto soltanto gli aspetti di geometria politica, ma quanti hanno letto e dibattuto i contenuti progettuali di quella proposta raccolti nel libretto 'Europa: il sogno, le scelte'? Lì, infatti, e non altrove, si possono trovare le ragioni della lista unitaria, altrimenti essa appare come una proposta incomprensibile e astrusa, soprattutto se si considera che le elezioni europee si tengono con voto rigidamente proporzionale".
Lo stesso Romano Prodi ebbe a dire in quel convegno: "La caduta del muro di Berlino, i mutamenti epocali che si sono susseguiti, ridisegnando la geografia dell'Europa e del mondo, hanno creato, nuove condizioni per la vita degli uomini. L'Italia è stata coinvolta profondamente in questi cambiamenti. L'Europa intera ha cambiato il suo volto. Dalla riunificazione della Germania al ritorno alla democrazia delle nazioni europee, che erano rimaste separate per decenni dallo sviluppo del nostro continente, tutto è cambiato intorno a noi. Ed anche all'interno del nostro Paese. Oggi l'Italia è un Paese... nel quale, come in ogni altra Nazione occidentale la democrazia significa per gli elettori possibilità e diritto di scegliere chi deve governare e significa per lo schieramento che vince le elezioni il dovere di mantenere le promesse fatte e gli impegni assunti".
Si tratta di parole attualissime. Ma sono applicate? Il ministro delle Finanze Giulio Tremonti, proprio ieri in televisione, in veste di emissario di Berlusconi, ha dichiarato che il contratto stipulato con gli italiani sarà mantenuto. E lo stesso Berlusconi ha detto: "Se non rispetto i punti del contratto non mi ricandido". Ma l'Italia è un'azienda o un Paese? E' un terreno sul quale esercitare una persuasività comunicativa spinta all'eccesso o un Paese con "le sue antiche anomalie istituzionali e politiche", come ricordava Prodi nel discorso del '98? Per quanto riguarda l'Europa, siamo personalmente convinti che una vera coscienza europeista non può esistere senza una coscienza meridionalista. E' come se uno avesse viaggiato all'estero in lungo e in largo e sapesse ben poco delle località italiane.
Giuseppe De Liso


