TeatroScalo presenta la rassegna teatrale "Carne Cruda"
[ Pubblicato Martedì, 16 Marzo 2004 - 20:10 ]
"Un lungo filo rosso che lega tutta l'Italia evitando i grandi circuiti teatrali; un contenitore di spettacoli che siano fuori dei canoni tradizionali": così si è espresso Geremia Caprioli, presidente dell'associazione TeatroScalo, presentando ieri in conferenza stampa in via Pasteur, a Modugno, la rassegna teatrale "Carne Cruda" che sarà ospitata, oltre che da TeatroScalo, anche da una serie ristretta di piccoli teatri (come evidenziato nell'altro articolo di oggi, che contiene tutte le notizie materiali della rassegna e ci permette di offrire una chiave valutativa, sorvolando su aspetti pratici).
Si tratta, insomma, di una specie di cordata fra teatri piccoli, giovani, sperimentali ed al contempo di una vetrina a livello nazionale. Simone Nardini, organizzatore della rassegna assieme ad Orazio Caiti, ci ha tenuto a precisare due aspetti: che il bando per la selezione delle compagnie teatrali è stato messo in rete, a riprova, aggiungiamo, semmai ce ne fosse bisogno, che questo strumento permette la realizzazione di progetti e li velocizza in misura esponenziale; che Roma, la capitale d'Italia, è stata da lui volutamente ignorata ("sembra che il teatro accada solo a Roma"), per aprire "uno scambio tra le culture regionali". Delle 150 compagnie teatrali che hanno aderito al bando ne sono state selezionate 17. Ha dichiarato Nardini: "Mi sono lasciato prendere dall'istinto, non ho una grossa cultura teatrale, alcune compagnie sono state lasciate fuori per aspetti tecnici". Ciò che va messo in evidenza è comunque il tema che questa prima edizione della rassegna si è dato: la ricerca della propria identità. Abbiamo domandato a Nardini cosa significhi la denominazione "carne cruda" e ci ha parlato di "carne fresca che va al macello", intendendo i giovani attori che reciteranno sulla scena con una professionalità cruda ma vera. Siamo rimasti un po' perplessi: è vero, i giovani hanno bisogno di mettersi alla prova, di avere degli spazi, di crearsi una visibilità e ben venga una rassegna che funga da piattaforma di lancio; è pure vero, tuttavia, che alto è il rischio di bruciarsi sul nascere. Nardini, ad ogni modo, ha promesso che l'anno prossimo sarà affrontato un tema più classico, tradizionale. Perché dunque non aprire in questo modo la prima edizione? Dal momento che il tema ha una valenza culturale, oltre che professionale, abbiamo chiesto all'organizzatore se la ricerca di identità sia da intendere positivamente o negativamente, ricordandogli che proprio un filone cinematografico d'autore degli anni passati (es. "La grande Abbuffata" di Ferreri), giocando su contenuti sessuali espliciti e violenti, e metafore gastronomiche, intendeva portare ad una degradazione dell'identità. La risposta - e ci ha convinto pienamente - è stata che la rassegna intende costruire un'identità. Ha aggiunto che il fine di alcuni spettacoli sarà quello di denunciare il "voyeurismo di chi si sprofonda nel suo anonimato: noi mettiamo in scena ciò che il pubblico vuole vedere, ma mettendo in gioco tutti e facendo cadere la membrana protettiva che ciascuno cerca di crearsi intorno".
Il primo spettacolo in scena a TeatroScalo sarà "Il processo". Enzo Strippoli, il regista, ha detto che si tratta di un lavoro "più pasoliniano che kafkiano", di uno spettacolo che contiene un messaggio: "l'invito a non giudicare prima di conoscere". Per quanto riguarda "Il Calapranzi", apporto del TeatroScalo alla rassegna, Michele Bia ha parlato di "interazione tra video e teatro. Tutto, rigorosamente in dialetto, perché idoneo ad interpretare meglio la crudezza e la comicità di Pinter".
Giuseppe De Liso


