I Templari in Terra di Bari (III parte)
[ Pubblicato Giovedì, 15 Aprile 2004 - 7:44 ]
Canne: La chiesa di S. Maria "de Saliniis", domus templare di Canne era ubicata nei pressi dell'ospedale di S. Maria "de mari", sulla strada che da Canne portava ai casali di S. Cassiano e S. Eustasio. Essa fu oggetto di una controversia tra i Templari e i vescovi cannensi. Tale vertenza fu risolta nel maggio 1158, quando Bonifacio, vescovo di Canne, assegnò la chiesa ai Templari. Nel febbraio del 1196 i Templari del capitolo di Barletta permutarono una terra che l'Ordine possedeva nei presso del casale di S. Cassiano con Aitardo, vescovo di Canne, che in cambio dava una terra prossima alla chiesa di S. Maria "de Saliniis".
In un atto del 1200 sono ricordate le terre che la Domus Templi possiede a Canne. La chiesa di S. Maria de Saliniis et de Trinitate doveva corrispondere 3 libbre di cera et de thure tres in occasione dell’assunzione della Beata Vergine al Tempio.
L'8 novembre 1254 Dalmazio de Frinacarria, Maestro domorum Templi Ierosolimitani in Italia, mostrava "quandum cartulam quam exemplare fecit" redatta il 16 maggio 1158 con la quale Bonifacio, vescovo di Canne, cedette ai Templari la chiesa di S. Maria de Saliniis, situata "in pertinentia dicte civitatis Cannarum."
Probabilmente alla chiesa di S. Maria de Saliniis, vista anche la prossimità a proprietà fondiarie, doveva essere annessa una masseria che viene citata, come già appartenuta ai Templari, nell'inventario che nel 1373 Giacomo, vescovo di Trani, fa dei beni dell'Ordine dell'Ospedale di S. Giovanni di Gerusalemme.
Corato: La prima testimonianza a Corato di una chiesa intitolata a "San Vito de Templo" risale ad un documento notarile datato 1206 e riportato nel Codice Diplomatico Barese. L’intitolazione ha indotto qualche studioso (Capozza) ad ipotizzarne l’appartenenza all’ordine dei Cavalieri Templari, che avevano fondato "commende", ospedali e chiese in Puglia, in prossimità delle città portuali di imbarco per la Terra Santa, e che gestivano possedimenti terrieri nell’agro di Terlizzi e Ruvo. Inoltre le domus templari spesso avevano nella propria indicazione la dicitura “de Templo”. La successiva citazione come "Templi S.Viti de Caurato" risale al 1276. La posizione della chiesa, fuori dell’abitato medievale, ma in prossimità di una delle porte di accesso alla città e dell’importante asse viario della Traiana ne fanno una presumibile stazione di accoglienza per viaggiatori e pellegrini. E' molto probabile che, visti anche casi analoghi, alla soppressione dell’ordine Templare, la chiesa sia passata ai Cavalieri Gerosolimitani o Ospitalieri, più tardi divenuti Cavalieri di Malta, dal momento che tarde testimonianze la dicono commenda dell’ordine Gerosolimitano già nel 1600. La presenza dei Templari a Corato rimane dubbia poiché non vi sono ulteriori riferimenti e citazioni in altri documenti.
Giovinazzo: La presenza dei Templari a Giovinazzo è attestata ormai già nel momento della crisi e del declino dell'Ordine. Infatti solo nel 1310, a seguito di una permuta con l'Ordine di S. Giovanni di Gerusalemme, ottennero la proprietà della chiesa, con annesso ospedale, di San Pietro in località Rubissano. Oltre a tale chiesa i Templari ebbero pure una grangia (abbastanza ricca) in loco Piczani che nel 1332 apparteneva alla domus Hospitalis S. Johannis Jerosolimitani "que fuit Templi" che "annuatim de proventibus olivarum terra giis et pensione domorum unc. quatuor"
Gravina di Puglia: Della domus templare di Gravina rimane soltanto la chiesa di San Giorgio. Essa era a pianta rettangolare e sorgeva, in epoca medioevale, nei pressi del torrente Casale, una piccola gravina punteggiata di grotte che costituivano un complesso rupestre. Attualmente versa in completo stato di abbandono e minaccia di rovinare al suolo da un momento all'altro. Il tetto è crollato, è scomparso il rosone e la parte alta della facciata. Si è salvata l'abside semicircolare decorata di sei lesene e al cui interno è possibile ancora vedere degli affreschi di epoca giovannita. Si può anche notare sull'architrave uno stemma dell'Ordine dei Cavalieri dell'Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme che, come spesso accadde dopo la soppressione dell'Ordine Templare, ebbero in gestione la chiesa di San Giorgio. Attualmente la chiesa è di proprietà privata.
La prima citazione in un documento della domus templare di Gravina risale al 1272, quando Carlo I d'Angiò ingiungeva a Loisio de Belloico, signore di Gravina e probabilmente consanguineo di Guglielmo de Belloico (Guillaume de Beaujeu, maestro dell'Ordine in Apulia-Sicilia e, nel 1273, Gran Maestro dell'Ordine) di restituire alcune terre dei Templari che egli aveva occupato abusivamente. Da altri documenti coevi si apprende dell'esistenza di un toponimo, nel circondario di Gravina, forse presso l'attuale Poggiorsini, detto "ad curtem templi". Si trattava di una masseria di campagna di proprietà della domus di San Giorgio. Il 4 aprile del 1307 i Templari protestavano contro Raimondo Berengario e Giovanni, conti di Gravina, fratelli di Roberto d'Angiò perché si erano impossessati illecitamente della terra "de Sancto Paulo" nelle vicinanze di Gravina.
L'ultima citazione di tale domus risale al 12 marzo 1308, quando vennero arrestati otto cavalieri templari dalle guardie del Giustiziere di Terra di Bari. Tra questi cavalieri vi era fra' Domenico de Turrosa, catturato "in domo de Gravina". Come già detto dopo la soppressione dell'Ordine del Tempio la chiesa di San Giorgio passò agli Ospitalieri, sebbene non esistano documenti in merito al passaggio, ma solo testimonianze nell'architettura dell'edificio sacro.
Minervino Murge: La presenza dei Templari in questo paese è documentata in un atto di vendita del marzo 1169, rogato dal notaio Leone, con il quale i Templari Aimo e Giovanni, "consensu et voluntate Henrici mag(istri) nostri cunctorum con(fratum) intus in civitate Minerbino", vendevano per un'oncia d'oro a Giovannaccio, priore della chiesa di S. Angelo, una vigna posta in località Monte Monacezzi. Tra i testi, oltre al suddetto Henricus, figura anche Oddo, fr(rater) sacri te(m)pli.
Monopoli: Solo il Guerrieri, rifacendosi ad un documento del 1292, attesta la presenza dei Templari in questa città. Secondo tale studioso i Templari ebbero una propria domus che ricevette cospicue donazioni che le consentirono di ingrandirsi notevolmente e in tempi brevi.
Ruvo di Puglia: Dell'esistenza di una precettoria a Ruvo si ha notizia in due documenti del 1204 e 1205 redatti a Molfetta nei quali figura "Iohannes Salvagius Rubensis domus sacre templi preceptoris". I Templari dovevano possedere delle terre in zona molto estese o comunque assai fertili, tanto da attirare la cupidigia di signorotti locali nella seconda metà del XIII secolo. Infatti nel 1272 si ebbe un intervento di Carlo I d'Angiò a favore dei Templari di Ruvo per far cessare l'occupazione illecita delle loro terre da parte di Rinaldo de Culant, signore di Ruvo.
In un documento dato a Siena nel 1292 si ricorda che a Ruvo di Puglia i Templari possedevano una domus ricca ed importante, la quale attirava la cupidigia dei signori del luogo.
L'ultimo riferimento alla domus templare rubastina è fatto in un documento del 24 marzo 1308, dove compare, tra i Templari reclusi nel castello di Barletta, anche fra' Stefano di Antiochia "inventum et captum…in domo eiusdem templi que est in Rubo". È probabile che la domus Templare fosse ubicata presso la chiesa di Santa Maria di Calentano, già insediamento di monaci basiliani poi passata ai cavalieri Teutonici, ove uno studioso tedesco attribuisce degli affreschi presenti in detta chiesa ad un maestro templare.
Sannicandro di Bari: La sola notizia che sappiamo è che i Templari a Sannicandro ebbero delle proprietà fondiarie che nella seconda metà del XIII secolo furono illecitamente occupate da Giovanni de Confluencia, signore di Sannicandro. I Templari nel 1272, dopo essersi appellati al re, ottennero che l'occupazione avesse fine.
Vito Ricci


