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I Templari

I Templari in Capitanata (Prima parte)

[ Pubblicato Sabato, 8 Maggio 2004 - 18:06 ]

I TemplariNella Puglia settentrionale prevalevano gli insediamenti interni nelle fertili terre della Capitanata, ad eccezione di Manfredonia, che era un porto d’imbarco di un certo rilievo e Monte Sant’Angelo sul Gargano, tra l’altro meta dei pellegrinaggi medioevali. Le domus della Capitanata erano dedite alla coltivazione e alla raccolta di cereali e legumi che venivano imbarcati per la Terra Santa. Poiché molti dei beni templari in Capitanata furono confiscati per ordine di Federico II e ne fu redatto un inventario disponiamo di informazioni molto analitiche circa la consistenza del patrimonio fondiario templare e il reddito che esso produceva. (v.r.)

Dal Quaternus de excadenciis apprendiamo che la proprietà fondiaria templare nella Capitanata alla metà del XIII secolo era costituita da almeno 37 domus, 68 casalini, 24 terrae, 10 vinee, 10 peciae, 7 orti, 7 vineali, 3 saline, 2 oliveti, 1 tenimentum, 1 desertinum ed 1 terricella. Tali proprietà producevano grano, orzo, olio, vino e mandorle per un reddito annuo valuto in 197,80 once pari a 5,7 kg di oro. A tale valore andrebbero aggiunti i redditi di altre terre templari, come Salpi e Lucera, non menzionate nel predetto inventario oppure per le quali non è fornito il reddito annuo. Si otterrebbe una resa annua, secondo i calcoli fatti dagli studiosi, molto prossima alle 250 once che farebbe annoverare il patrimonio fondiario dei Templari in Capitanata tra quelli più cospicui posseduti dalla Militia Dei (ed anche dagli altri Ordini cavallereschi) nel regno di Sicilia. Ciascuna comunità templare attiva in Capitanata, al fine di mantenere i livelli di produzione e di reddito sopramenzionati, si avvaleva delle prestazioni lavorative di servientes-rustici a seconda delle proprietà fondiarie da essa amministrate e delle colture praticate e, in caso di necessità, anche del contributo di lavoranti stagionali. Secondo i calcoli fatti dal Bramato in Capitanata dovevano essere presenti almeno una trentina di servientes-rustici dediti a tempo pieno all’attività agricola. Per il sostentamento di costoro venivano spese circa 21 once annue. Accanto a tali costi i bilanci delle fondazioni templari dovevano comprendere anche l’autoconsumo di milites, presbiteri ed oblati, le spese per la manutenzione delle chiese e delle proprietà fondiarie, per l’alimentazione di cavalli e buoi, per l’acquisto di nuovi terreni e il pagamento dei censi, per gli abiti, la cera e l’olio per le lampada e tutto quant’altro indispensabile per l’ordinaria amministrazione e la vita quotidiana. Al netto di tali costi restavano 120-150 once all’anno che venivano impiegate per inviare derrate alimentari in Terra Santa tali da consentire il sostentamento di circa 300 confratelli (secondo dei calcoli effettuati dagli studiosi) oppure per l’acquisto di capi di bestiame

Si ha notizia della presenza dei Templari nelle seguenti località:

Casalnuovo
Civitate sul Fortore
Fiorentino
Manfredonia
Montecorvino
Monte Sant’ Angelo
San Quirico
San Severo
Troia
Villa Nova

Alberona : Chiesa di Santa Maria in Bulgano o Vulgano
Foggia: Chiesa di San Giovanni del Tempio
Lama Ciprandi: Chiesa di Santa Maria
Lucera: Masserie di Casanova, Santa Lucia de Rivomortuo e Machia Pentaricia
Salpi: Chiesa di Santa Maria de Charitate; masseria “Terra Sipontina”
Siponto: Chiesa di Santa Maria Maggiore
Torremaggiore: Monastero di San Pietro; Chiesa di San Andrea de Scarsia Rivalis
Versentino (Bersentino): Chiesa di San Arcangelo
Volturino: Chiesa di Santa Maria della Serritella

Alberona: Ad Alberona i Templari possedevano la chiesa di Santa Maria di Bulgano, o Vulgano che fu loro donata da Corrado, conte del Molise. La chiesa nella prima metà del XIII secolo fu espropriata di una domus e di una terra il cui reddito annuo era di otto salme di grano. La situazione cambiò decisamente con l’avvento degli Angioini e verso la fine del XIII sembra che l’intera Alberona fu infeudata all’Ordine Cavalleresco. Abbiamo notizia di parecchi interventi di Carlo II d’Angiò a favore dei Templari di Alberona. L’8 settembre 1296 il sovrano angioino ordinava ad Adblassis de Luceria Sarracenorum (probabilmente un saraceno stando al nome) di restituire ai Templari di Alberona i porci e il pollame che aveva loro sottratto illecitamente. Con una lettera del 14 maggio 1297 indirizzata al Giustiziere di Capitanata, Carlo II d'Angiò ordinava che il Magister ed i frati templari della domus di Barletta non fossero molestati per il servizio militare nei feudi di Bersentino, Alberona e Lama. Il 19 luglio 1297 Carlo II d'Angiò scriveva a Baldovino Tristaino, Capitano di Lucera, affinché il Magister e i frati templari di Barletta, possedendo il casale di Alberona, potessero continuare a far pascere i loro armenti nel tenimento di Tora. Un intervento analogo del re, sempre presso il Capitano di Lucera, ebbe luogo nel luglio dell’anno successivo per il riconoscimento di un diritto di pastura.
I Templari restarono in questo paese sino al 1307. Con l’abolizione dell’Ordine Templare Carlo II d’Angiò la assegno agli Ospitalieri e a questi, divenuti nel frattempo Cavalieri di Malta, restò sino al 1809.
Da una lettera datata 25 gennaio 1313 scritta da Roberto d'Angiò, per parte dei cavalieri dell'Ospedale di San Giovanni, a Bartolomeo di Capua e Giovanni Pipino di Barletta, sappiamo che la precettoria di Alberona, posseduta dai Templari sino alla data della loro prigionia, comprendeva anche il casale di Serritella, del quale si era impadronito arbitrariamente Bartolomeo Siginolfo, feudatario di Pietra Montecorvino, in occasione dell'arresto dei Templari.

Casalnuovo: Qui i Templari possedevano: 2 domus, 3 terrae, 1 casilinum, 3 vineali ed 1 ortum che rendevano annualmente circa 37 once.

Civitate sul Fortore: Il patrimonio fondiario dei Templari consisteva in: 1 vineale, 2 orti ed 1 vinea che rendevano 8 tarì annui.

Fiorentino: In questo paese i Templari possedevano: 13 domus, 1 vinea ed 1 ortum, il cui reddito assommava a 42 grani, 10,5 tarì ed 8 salme di vino. Inoltre nel 1272 disponevano anche di un mulino. In tale anno, infatti, nella persona del Maestro Provinviale Guglielmo de Bellojoco si rivolsero al re Carlo I d’Angiò affinché cessassero le molestie poste in essere a loro danno da parte di Rainulfo de Culant.

Vito Ricci


Commenti inviati

volevo fare solamente una precisazione l'ordine templare ne fu sopresso tantomeno e ne abolito, ma fu semplicemente sospeso dal Papa Clemente V, il quale la sua intenzione era quella di eliminare l'Ordien su richiesta di Filippo il Bello durante il Concilio di Vienne, ma non ci riusci con le prove, dall'altra parte del tutto fasulle, a soprimere l'Ordine, ma si limito nella cosa che poteva fare, sospendere. Difatti troveremo Papa Giovanni XXII che seguirà una trettoria del tutto diversa di quella seguita dal suo precedessore Clemente V in ordine ai Cavalieri di Cristo

La ringrazio per la precisazione: i Templari furono semplicemente sospesi, lo leggo anche in Bramato; "con la promulgazione della bolla 'Ad provvidam Christi' del 2 maggio del 1312 ... si venne a conosvere la decisione di Clemente V di sospendere l'Ordine cavalleresco..." (F.Bramato, I Templari in Italia. Le Inquisizioni pag. 36). Al momento non ho sotto mano il libro di Demurger...
Comunque parecchi studiosi parlano di soppressione o abolizione ad es.: Gaetano Salvemini, L'abolizione dell'Ordine dei Templari. A proposito di una recente pubblicazione.
De iure fu una sospensione de facto fu un'abolizione e in questo senso intendevo riferirmi e credo intendano riferirsi gli studiosi in generale.
Vito Ricci

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