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I Templari

I Templari in Capitanata (Terza parte)

[ Pubblicato Venerdì, 21 Maggio 2004 - 7:50 ]

bm.gifSalpi: L’esistenza di una domus a Salpi è da far risalire alla fine del XII secolo. In un documento del febbraio 1196 viene citato un Raul, precettore Templari di Salpi (Salparum preceptor). La fondazione templare di Salpi è ricordata parecchie volte nel corso del XIII secolo. Essa era ubicata presso la chiesa di Santa Maria de Caritate, come risulta da un documento datato 5 ottobre 1211 che riporta l’acquisto da parte di Guglielmo, ecclesiastico della chiesa di S. Maria de Caritate, di quarantuno alberi di olivo con la terra adiacente al prezzo di un’oncia in località Ferolitum.). (v.r.)

Il 5 luglio 1213 Arduino disponeva di essere sepolto nel cimitero di S. Maria de Caritate, domus templare di Salpi, e che il suo funerale fosse celebrato i nella stessa chiesa alla quale donava per questo motivo tre pezzi di terra. La stessa chiesa è ricordata in una donazione del dicembre 1228 e in un atto di vendita dell’agosto del 1229. La fondazione templare salapina, oltre che ad occuparsi della cura dei propri terreni, ritirava per conto della casa madre di Barletta le salme di sale che il preposto delle saline pugliesi occasionalmente attribuiva all’Ordine cavalleresco, come testimoniato in un documento del 1275. A Salpi i Templari possedettero pure una masseria denominata “Terra Sipontina”: il 5 marzo 1297 Carlo de Lagonessa, feudatario di Salpi, si raccomandava con i suoi vicari affinché non venissero molestati i Templari nel possesso di tale, situata in pertinentiis Salparum.

San Quirico: Da una cartula del 1213 sappiamo che precettore della domus templare era Adamo. Il beni questi domus consistevano in 2 terrae, 2 oliveti, 1 vinea e 2 domus.

Siponto: I Templari si stabilirono in questa città nei primi anni del XIII secolo. Intorno al 1240 il patrimonio immobiliare di questa fondazione era cos’ composto: 4 casalini, 13 domus, 3 orti, 3 salinae, 1 terra e 1 vinea che rendevano circa 5 once annue. La domus templare è da identificare probabilmente con la chiesa di Santa Maria Maggiore.

Torre Maggiore: I Templari ebbero come propria mansione il monastero di San Pietro, che nel 1288 passò dai Benedettini al Ordine del Tempio. In seguito Il 9 luglio 1295 il papa Bonifacio VIII attribuiva ai Templari di Torre Maggiore insieme il castrum di San Severo, San Andrea de Scarsia Rivalis, il casale dello stesso monastero e altri casali, chiese e pertinenze. Da un documento del 3 novembre 1306 apprendiamo che il casale Royarium dell’abbazia di Torre Maggiore, donato da Bonifacio VIII, è stato oggetto di devastazione da parte degli uomini di S. Martino in Pensule, e di questo si lamentano con il re Roberto d’Angiò. La domus di Torre Maggiore, la più settentrionale della Puglia, vide accrescere rapidamente le sua importanza tanto da essere ritenuta idonea per la celebrazione delle cerimonie d’ingresso all’Ordine. Di una di tale cerimonia sappiamo dai verbali di una deposizione resa a Penne nel 1310 da frate Cecco. Questi, verso il 1297, dopo tre anni dalla ricezione nell’ordine fu mandato in Puglia “in loco seu mansione Turris Maioris de Capitanata” dopo fu sottoposto a dei riti che non era stato possibile celebrare a Roma.
Il 25 gennaio 1313 Roberto d'Angiò, per parte dei cavalieri dell'Ospedale di San Giovanni, scriveva a Bartolomeo di Capua e Giovanni Pipino di Barletta, affermando che la baronia di Torremaggiore e San Severo in Capitanata, già dei Templari, era in loro possesso come tutti i beni appartenenti all'Ordine soppresso.

Troia: I Templari avevano una propria fondazione in questo paese già dalla fine del secolo XII: infatti da un documento datato 15 ottobre 1195 sappiamo che priore della domus templare di Troia era Berardo, testimone di un pignoramento. Frate Berardo “prior domus Militiate Templi” di Troia viene citato nuovamente in altro documento datato 30 luglio 1196.

Versentino (Bersentino): La domus templare di Versentino è da identificare con la chiesa di San Arcangelo ottenuta dai Benedettini di Valle Volaria in cambio di un pezzo di terra nei pressi di Foggia (per maggiori notizie sulla vicenda si veda quanto scritto a proposito dei Templari presenti a Foggia). È probabile che dopo il 1229 i Templari di Versentino furono privati dei loro beni dei quali rientrarono in possesso nel periodo angioino come attestato da un documento del 1285 della Regia Cancelleria. I sovrani angioini si mostrarono assai ben disposti verso i Templari: infatti verso la fine del XIII i cavalieri rossocrociati di Barletta ottennero in feudo l’intero paese di Versentino con tutto il territorio circostante.

Villa Nova: I Templari possedevano solo due terrae che non producevano alcun reddito.

Volturino: La domus templare di Volturino era Santa Maria della Serritella la chiesa dell’antico casale Serritelle, ormai scomparso, che dipendeva dalla vicina mansione di Alberona. La presenza dei Templari era giustificata dal traffico stradale che si svolgeva presso il Canale della Serritella, nel quale trovavano riposo ed assistenza i viandanti che, dopo aver oltrepassato il valico del Lupo, negli impervi monti dauni, si accingevano a scendere nella piana della Capitanata. Si trattava di pastori transumanti, di pellegrini e di crociati diretti verso i porti pugliesi.
Da una lettera datata 25 gennaio 1313 scritta da Roberto d'Angiò, per parte dei cavalieri dell'Ospedale di San Giovanni, a Bartolomeo di Capua e Giovanni Pipino di Barletta, sappiamo che del casale di Serritella si era impadronito arbitrariamente Bartolomeo Siginolfo, feudatario di Pietra Montecorvino, in occasione dell'arresto dei Templari. Dopo l’emanazione della Bolla “Ad provvidam Christi vicarii” del 3 maggio 1312 i Giovanniti rivendicarono presso il re i propri diritti sul casale. Non sappiamo come la vicenda venne a concludersi, tuttavia da un documento del 1324 sappiamo che i beni dei Templari di Alberona erano stati ereditati dagli Ospitalieri.
La chiesetta di Santa Maria della Serritella esiste a tutt’oggi e si trova a cinque chilometri di distanza dall’abitato di Volturino: è meta di pellegrinaggio durante la festa patronale che si tiene la prima domenica di maggio.

Vito Ricci

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