I Templari in Terra d'Otranto (I parte)
[ Pubblicato Martedì, 22 Giugno 2004 - 9:51 ]
Nella Puglia meridionale gli insediamenti templari erano molto limitati, probabilmente ciò è da collegarsi alla scarsa possibilità di sviluppo agricolo dovuto alla mancanza di risorse idriche nella zona e al carattere prevalentemente carsico del territorio. Di rilievo erano sicuramente i porti di Brindisi e, in misura minore, Otranto.
Sulla base di documenti a noi pervenuti si ha notizia della presenza dei Templari in Terra d’Otranto, sin dalla seconda metà del XII secolo, nelle seguenti località:
Manduria e Otranto;
Brindisi: Chiesa di San Giorgio; Chiesa di San Giovanni al Sepolcro;
Galatina: Chiesa di Santa Maria del Tempio;
Lecce: Chiesa di Santa Maria del Tempio;
Maruggio: Chiesa di Santa Maria del Tempio;
Oria: Chiesa di Santa Maria del Tempio;
Tricase: Chiesa di Santa Maria del Tempio;
Brindisi: Una fondazione templare era operativa a Brindisi dal 1196, quando, nel febbraio di quell’anno, era amministrata da Ambrogio. Secondo lo storico locale P. Coco i Templari si sarebbero insediati a Brindisi in epoca normanna, forse intorno al 1169. In una cartula di papa Onorio III datata 24 luglio 1217 viene fatto cenno al Maestro e ai frati Templari di Brindisi e Genova.
Con l'avvento della casa di Svevia sul trono di Sicilia, le case templari subirono confische e sequestri. Un notevole ridimensionamento fu subito anche dalla mansione brindisina. Federico II, infatti, al fine di contenere l'ingerenza della Chiesa nei suoi stati, aveva promulgato nel 1228 la costituzione “Predecessorum Nostrorum”, con la quale tutti i beni acquistati dagli Ordini durante la sua minore età, eccettuati quelli posseduti dagli stessi prima della morte del re Guglielmo II (1189), dovevano essere restituiti alla corona. Le limitazioni ed i condizionamenti imposti alla domus di S. Giorgio del Tempio in Brindisi sono determinati, fra l'altro, dalla successione di prelati nella cattedra vescovile vicini agli interessi dello Svevo quali Pellegrino (1216-1222), Giovanni da Traietto (1224), Pietro Paparone (1231-1248), dalla crescente importanza del porto di Barletta nella politica estera e commerciale dell'epoca. Un documento del 1244 riporta il nome di frate Bonesigna (o Bonasenga) quale precettore della domus brindisina.
In virtù di una nuova politica filopapale e delle rinnovate attenzioni mostrate da Carlo d'Angiò per le città costiere di Puglia in un'ottica espansionistica d'Oltremare, tornò alla ribalta la Sacra Militia Templi in Brindisi. Reintegrata parzialmente nelle antiche proprietà, la casa di S. Giorgio, grazie alle protezioni della Chiesa e all'accondiscendenza della corona angioina, perseguì con tutti i mezzi il profitto orientando i suoi interessi economici nell'imprenditoria marittima non disdegnando, frequentemente, l'illegalità. Nel 1269 e 1270, infatti, fra Ginardo, precettore templare in Brindisi, aveva posto sotto sequestro nel porto le navi mercantili di Matteo il veneziano, quelle di Fusco Campanino di Ravello e di altri mercanti veneziani, di Fermo ed Ancona, derubandole del loro carico e imprigionando alcuni marinai nel castello regio.
Nel 1275 Carlo I d’Angiò invitò l’Ordine Templare ad inviare un frate per la sorveglianza, assieme agli ufficiali regi, della ricostruzione di una torre-faro nel porto, allo scoglio detto del Cavallo, lungo la costa meridionale brindisina. Tale richiesta veniva motivata con il fatto che i Templari avevano un intenso traffico in uomini e merci fra Brindisi e la Terra Santa. Nel porto di Brindisi svernano le navi templari di Puglia e nei suoi cantieri venivano effettuate le riparazioni. Abbiamo testimonianza che il 3 agosto 1278 Carlo I d'Angiò scriveva a Giovanni Siginolfo e ad Angelo Sannello, portolani di Puglia e Abruzzo, facendo loro sapere che per suo ordine Simone di Belvedere, viceammiraglio del regno dal fiume Tronto a Crotone, aveva fatto riparare la nave S. Maria dei Templari nel porto di Brindisi. Tale nave presto avrebbe trasportato sino ad Acri Ruggero di Sanseverino, conte de' Marsi e vicario generale del Regno di Gerusalemme, 35 cavalli, un carico di biscotti e altre vettovaglie.
Nel 1289 fu precettore di S. Giorgio in Brindisi fra Guglielmo da Nozeta (o Noset). Sono documentati in questa domus, inoltre, il miles fra Guglielmo de Beriant e i servienti fra Jacopo da Ancona, Vassilio da Marsiglia, oltre che Ruggero da Flor (Flores). Questi era figlio di Riccardo Blumen, falconiere di Federico II, che aveva latinizzato il proprio cognome in Flores e di una nobildonna brindisina, probabilmente della famiglia dei Ripalta, nacque in Brindisi tra il 1266 ed il 1267. Rimasto orfano del padre, perito in battaglia, fu affidato dalla madre, intorno al 1280, a Fra Vassayl da Marsiglia, converso templare della Casa brindisina. Ruggero, non fu mai un frate dell'Ordine, né un sergente, ma semplicemente uno dei tanti maestranti che lavoravano per l'istituzione monastico-cavalleresca. Cresciuto nella Casa del Tempio, all’età di vent'anni, per le precoci e notevoli capacità nella pratica marinara dimostrate, gli fu affidato il comando di una nave che l'Ordine aveva acquistato dai Genovesi e denominata "Il Falcone del Tempio". Per conto del Tempio, nel 1291, accorse in aiuto della popolazione cristiana di Acri, riuscendo a metterla in salvo a Mont-Pelerin. Accusato dal Gran Maestro Jacques De Molay di essersi procurato illeciti profitti, aver borseggiato ed estorto danaro ai profughi cristiani, fu congedato dall'Ordine e lo stesso Falcone disarmato a Marsiglia. Successivamente offrì i propri servigi come mercenario e capitano di ventura agli Angioini, agli Aragonesi e all’imperatore di Bisanzio.
La domus brindisina, come già accennato, era ubicata nella chiesa di San Giorgio de Templo, la quale nell’ottobre del 1260 pagava all’erario ben quindici tarì d’oro annui. Erroneamente gli studiosi (tra cui anche Caponio, Imperio e Valentini in “Guida all’Italia dei Templari”) e la tradizione hanno considerato il loggiato presente in piazzo Duomo come un resto della domus templare, tanto da chiamarlo portico dei Templari. Il portico, stando alla documentazione locale, costituiva il piano terra del palazzo che appartenne alla nobile famiglia De Cateniano, citata in alcuni documenti in Brindisi fin dal XIII secolo. Lucio De Cateniano (la famiglia si estingueva sui finire del XVI secolo), sindaco di Brindisi tra il 1551 ed il 1556, donò all'ospedale civico o dei poveri, all'epoca istituito con pubbliche donazioni, le sue proprietà in piazza Duomo. Inoltre, un’attenta analisi dell’architettura, suggerisce uno stretto legame con le costruzioni fortificate monastico-cavalleresche del medio oriente. La sottostante insula dei cavalieri gerosolimitani alla marina, non escluderebbe una originaria appartenenza del portico al complesso dell'Ordine Ospedaliero, membro in seguito accorpato nel palazzo De Cateniano (di veda il sito http://digilander.libero.it/pavalon/, ove è sostenuta tale tesi).
Secondo qualche studioso locale, i Templari ebbero anche una seconda sede presso la chiesa di San Giovanni al Sepolcro, collegata da una strada ancor oggi chiamata via dei Templari. Il Vacca in “Brindisi ignorata. Saggio di topografia storica” a pag. 11 sostiene che la chiesa di “San Giorgio de Templo” era ubicata nei pressi della stazione ferroviaria, laddove esiste un bastione denominato San Giorgio, ultimo residuo dell’antica domus templare. Lo stesso autore, invece, rigetta l’ipotesi che la chiesa di San Giovanni al Sepolcro appartenesse ai cavalieri rossocrociati.
Il 15 maggio del 1310 a Brindisi si inaugurò nella chiesa di Santa Maria del Casale il processo ai Templari del Regno di Sicilia delle cui vicende si rimanda alla parte dedicata nel paragrafo intitolato “Il declino dell'Ordine. Le Inquisizioni e il processo di Brindisi”.
Nel 1312 tutti beni dei Templari di Brindisi passarono ai cavalieri di San Giovanni.
Vito Ricci


