I Templari in Terra d'Otranto (II parte)
[ Pubblicato Lunedì, 28 Giugno 2004 - 8:25 ]
Pubblichiamo la seconda parte della presenza Templare in terra d'Otranto. La prima parte può essere letta qui.
Galatina: Uno storico locale (Michele Montanari) nel libro “Storia di Galatina” a pag. 212 ricorda l’esistenza nella piazza Vecchia di Galatina si una chiesa consacrata a Santa Maria del Tempio.
Lecce: L’Ordine dei Templari in questa città ebbe la Chiesa di Santa Maria del Tempio, nota anche come Santa Maria della Sanità. Essa sorgeva nella via che da piazza Sant’Oronzo porta alla chiesa di Santa Croce: tale via è ancora oggi chiamata via dei Templari. Con l’avvio delle inquisizioni ai danni dei Templari il 25 marzo 1308 Letizio de Inorocato, giudice di Lecce, e Goffredo de Ysaya, notaio, in esecuzione degli ordini ricevuti da Roberto d’Angiò, redigevano l'inventario dei beni che la domus templare di Lecce possedeva oltre che nel territorio della città anche nella pertinenza di Otranto. Dopo il 1312 la cappella di Santa Maria del Tempio passò ai Gerosolimitani. Successivamente fu assegnata prima ai Minori Osservanti e poi ai Minori Riformati. (v.r.)
Manduria: Della fondazione templare di Manduria non conosciamo né il titolo né tanto meno l’ubicazione. Essa viene ricordata in un documento, datato 19 maggio 1309, nel quale è riportato che, il giudice Pietro Porcario di Aversa, al quale erano stati affidati i possedimenti templari in Terra d’Otranto, nominava dei procuratori affinché redigessero l’inventario delle proprietà dell’Ordine a Casalnuovo, nome con il quale era nota nel Medioevo Manduria.
Maruggio: L’unico riferimento alla presenza di un insediamento templare a Maruggio ci è fornito da un atto datato 9 ottobre 1320 che faceva parte dei registri della Cancelleria Angioina andata distrutta e giunto a noi in una trascrizione del secolo XIX ad opera della storico napoletano Camillo Minieri Riccio. In tale documento è riportato: “Casale Marigii, quod fuit q. m. Templarium” ossia che il che il casale di Mareggio un tempo fu proprietà dei cavalieri del Tempio. Di altre notizie non disponiamo. La studiosa Bianca Capone in “Sulle tracce dei Templari” si occupa ampliamente di Maruggio e fa una ricostruzione storica molto dettagliata. Nei registri di Carlo I d’Angiò viene riportato che la famiglia De Marresio era feudataria di Mareggio, ove si trovava un commenda gerosolimitana, senza ulteriore specificazione. La denominazione gerosolimitano, trattando di ordini monastico-cavallereschi, viene di solito attribuita ai Giovanniti. La Capone sostiene che nel caso di Mareggio si sia fatta confusione fra Giovanniti e Templari, anch’essi di fatto gerosolimitani, poiché il loro ordine venne fondato a Gerusalemme (Ordine del Tempio di Gerusalemme). I De Marresio ottennero il feudo di Mareggio in epoca normanna, probabilmente dopo il 1130, quando Ruggero II unificò il ducato di Puglia e di Calabria dando vita al Regno di Sicilia. Era questo il periodo di ascesa dell’Ordine del Tempio e, secondo la Capone, i De Marresio consentirono ai Templari di fondare una mansione nel proprio feudo, o, addirittura, concedettero loro in affitto il casale con l’annesso castello. Tra le attività svolte dai cavalieri a Maruggio sono da ricordare i lavori di bonifica e di prosciugamento dei terreni paludosi che circondavano la zona, nonché l’estrazione del sale dalle acque degli stagni costieri. Nel marzo 1308 anche i Templari di Maruggio furono arrestati e approfittando di ciò Giovanna Caballaro si sarebbe impossessata della mansione templari e dei loro beni o quanto meno li ebbe in custodia dal giudice Pietro Porcario di Aversa, responsabile dei beni templari in Terra d’Otranto. Nel maggio 1312 papa Clemente V decretò l’assegnazione dei beni dei Templari ai Giovanniti e probabilmente la Caballaro si rifiutò di consegnare il feudo ai nuovi legittimi proprietari: la consegna avvenne solo nel 1317, forse dietro intimidazione di Roberto d’Angiò, e in cambio dell’ingresso nell’Ordine Giovannita del figlio di Giovanna Caballaro, Nicola de Pandis.
In merito all’ubicazione dell’insediamento ci sono due ipotesi: in un edificio nei pressi del luogo in cui, nel XV secolo, i cavalieri di Malta edificarono il proprio castello, oppure, tenendo conto che le domus dei Templari sorgevano lontano dai centri abitati, si può ipotizzare che fosse ubicata presso la Madonna del Verde, cappella del cimitero, e possesso dei Cavalieri di Malta. La chiesa anticamente era intitolata a Santa Maria del Tempio, come si può anche evincere da una lapide del 1585, quando la chiesa venne ricostruita: “Templum D. Marie Virgini dicatum vetustate collapsum”, ove D. starebbe per Domini e con l’espressione Templum Domini di solito ci si riferiva ai Templari. Non è da escludere che entrambi gli edifici fossero dei Templari e come riscontrato a Vulci, nella Maremma laziale, il precettore e i cavalieri presidiavano il castello, mentre dei sergenti erano insediati presso la Chiesa della Madonna del Verde. I Giovanniti, divenuti poi cavalieri di Rodi e poi di Malta, ebbero una Commenda a Mareggio sino al 1819.
Oria: Come sottolineato da Bramato la presenza templare in Oria non è suffragata da alcuna testimonianza diretta. Esiste tuttora una chiesa denominata Santa Maria al Tempio, in passato Santa Maria del Tempio, il cui nome, con l’indicazione “del Tempio”, lascia supporre una fondazione della chiesa da parte dei Templari. Di tale avviso sono gli autori Capone, Imperio e Valentini nel testo “Guida all’Italia dei Templari” (pagina 252 e seguenti). Tali autori giustificano la presenza templare ad Oria con la sua posizione strategica: è ubicata su una collina che domina la pianura di Lecce, inoltre il centro era dotato anche di un imponente castello voluto da Federico II. La mansione oretana doveva avere la funzione di difendere il territorio e le popolazioni dei casali circostanti dal pericolo di incursione saracene provenienti dalla costa ionica che dista una ventina di chilometri.
Si ha notizia della chiesa di Santa Maria del Tempio nel 1542 in occasione di un matrimonio in essa celebrato. Altre informazioni risalgono agli inizi del XVII secolo, quando viene ricordata con il titolo di “Ecclesia Sanctae Mariae del Tempio” nel libro delle visite pastorali. Il 10 maggio del 1602 il vescovo di Oria monsignor Lucio Fornari si recò alla chiesetta di Santa Maria del Tempio e la trovò “decenter ornata”, tuttavia era priva di altare e il vescovo ordinò un altare portatile ed una croce per potervi celebrare la messa. Sempre dai documenti relativi alla visita pastorale sappiamo che la chiesa non forniva alcun reddito (nullus habet redditus). Da tale circostanza può arguirsi che la domus templare di Oria, sempre che sia esistita, con l’abolizione dell’Ordine, non passò ai Giovanniti come spesso avvenne con i beni del Tempio, ma ne venne in possesso la Curia, che ne è a tutt’oggi proprietaria. Dell’insediamento templare resta solo la chiesetta, ristrutturata nel Settecento.
Otranto: In una lettera del 23 giugno 1198 indirizzata dal papa (Celestino III o Innocenzo III) all’arcivescovo di Trani e all’arcidiacono di Brindisi, vi è un riferimento a 270 malachinos che un vescovo di Otranto aveva legato domui Ierosolimitani et militiae Templi. La domus di Otranto dipendeva da quella di Lecce: infatti nel 1308 tali proprietà sono comprese nell’inventario dei beni dei Templari leccesi.
Tricase: Non si hanno notizie o testimonianze sulla presenza dei Templari in questo luogo, tuttavia l’esistenza a tutt’oggi di una chiesa denominata Santa Maria del Tempio lo lascia supporre.
Vito Ricci



Commenti inviati
Ho trovato interessantissimo il vostro articolo.Vorrei approfondire le nozioni sul mosaico della cattedrale d'Otranto.Potreste indicarmi i testi di riferimento? Grazie e cordiali saluti.
Inviato da: Ezio Rubinelli il 8-08-2004 ore 9:59
Ciao Ezio,
eccoti accontentato. Seguono link e bibliografia.
http://itis.volta.alessandria.it/episteme/ep5/ep5-scala.htm
Il Mistero del Mosaico di Otranto - Sentieri di Crescita Interiore, di Francesco Corona, volume, temo non rintracciabile nelle librerie (se no non quelle idruntine) poiché pubblicato dallo stesso autore.
http://www.ba.infn.it/~otranto/mosaico.html
C. Settis Frugoni, Per una lettura del mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto, in «Bullettino dell'Istituto Storico Italiano per il Medioevo e Archivio Muratoriano», LXXX (1968), pp.
213-256;
Ead., Il mosaico di Otranto: modelli culturali e scelte iconografiche, ivi, LXXXII (1970), pp. 243-270;
C.A. Willemsen, L'enigma di Otranto, Galatina 1983;
G. Gianfreda, Il mosaico di Otranto, biblioteca medioevale in immagini, 6a ed. aggiornata e migliorata, Lecce 1998.
http://www.mondimedievali.net/Opere/Otranto/indice.htm
Ti saluto
Vito
Inviato da: Redazione il 9-08-2004 ore 14:18