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Pier 21: il viaggio per una nuova vita

[ Pubblicato Lunedì, 11 Aprile 2005 - 7:27 ]

Canada: Halifax - Pier 21Modugno - Migliaia di modugnesi partirono da Modugno nel corso di tutto il ‘900, per cercare fortuna in altri continenti. Il fenomeno si acuì all’indomani della seconda guerra mondiale, durante gli anni ’40 e ’50, quelli della ricostruzione post-bellica, quando l’economia italiana non riusciva ad assorbire le grandi masse di disoccupati meridionali, costringendole ad emigrare. Era il tempo in cui la nostra Nazione scriveva una delle pagine più tristi della sua storia, in parte, ancora da scoprire. Un atto doloroso quest’ultimo, ma necessario, non tanto per esorcizzare i nostri sensi di colpa, quanto per riconoscere fino in fondo la forza e il coraggio dei nostri uomini e donne costretti ad inseguire un ”sogno”. (r.p.)

Intere famiglie costrette ad abbandonare i propri cari, i luoghi natii, poche cose ma essenziali e via per il grande viaggio della speranza.
Il Canada e Toronto in particolare, hanno rappresentato una delle mete preferite per quei flussi migratori che partivano da Modugno per imbarcarsi sui piroscafi “Vulcania” e “Saturnia”, dapprima da Napoli e, negli ultimi anni dall’aeroporto di Palese-Macchie a pochi chilometri da Modugno, lungo la “via della marina”.
Canada: Halifax - Pier 21Il flusso migratorio è proseguito in modo pressoché continuo, anche se con periodi di maggiore o minore intensità, per tutta la prima metà del Novecento, raggiungendo il suo apogeo negli anni ’40 e ’50 per poi esaurirsi ed arrestarsi del tutto sul finire degli anni sessanta, quando cioè, l’Italia poté contare su una forte ripresa economica e quindi assorbire la grande massa di disoccupati. Qualcuno è tornato, pochi per la verità, il resto è rimasto li coi loro figli ad assecondare il proprio destino e a determinare lo sviluppo economico e sociale del Canada, diventato “grande” grazie al loro lavoro. Il ricordo di quegli anni è ancora vivo nella memoria di coloro che da bambini sono stati strappati a Modugno e costretti a vivere il sogno della grande metropoli, dalle strade asfaltate, dai bagni in casa, dalle automobili e dai negozi traboccanti di merci. Loro che avevano lasciato le piccole strade tortuose e polverose di un piccolo paese del Sud Italia.
Basta leggere alcune lettere per capire le passioni, i drammi incontrati e vissuti così lontani da casa. La nostalgia dei propri cari rimasti nel paese di origine li attanagliava continuamente e senza tregua, insegnandogli a (con)vivere con la malinconia.
Solo il pensiero del ritorno in Patria alleggeriva le pene della lontananza e i ricordi gelosamente portati dentro, come un “farmaco”, leniva il dolore, elargendo loro un po’ di serenità.
Nave Vulcania attraversa Gibilterra
Era il 1957 – ci racconta Domenico T. - quando partii da Modugno alla volta di Napoli con mio padre, mia madre ed i miei fratelli per imbarcarmi per l’America. Dopo aver toccato Palermo e Lisbona per consentire l’imbarco di altri “come noi” a bordo del Vulcania, attraversammo l’oceano. Un viaggio interminabile di dieci giorni, tutti ammassati come bestie. Ricordo che sulla stessa nave, con noi, c’erano le Famiglie Piccolo e Mangialardi, anch’esse come noi inseguivano il ‘sogno canadese’. Dopo quarant'otto ore di navigazione non si mangiava più per il mal di mare e quando finalmente arrivammo nel grande porto di Halifax (Nuova Scozia - Canada), la prima cosa che ho visto è stato la grande scritta 'Pier 21'. Avevo 11 anni ed ancora oggi i ricordi di quel viaggio e di ‘Pier 21’ sono ancora vivi e scolpiti nella mia mente”.
Dagli anni '20 alla fine degli anni sessanta, ‘Pier 21’ ha rappresentato la 'front door' del Canada per milioni di immigranti. Oggi il molo ‘Pier 21’, l’unico rimasto in piedi, è stato trasformato, con la sua chiusura nel 1971, in museo dell’immigrazione Canadese, una sorta di luogo della memoria.
Ma se da un lato l'emigrazione ha rappresentato per questi uomini un riscatto, migliorando le condizioni economiche e professionali, restituendogli la speranza ad una vita dignitosa, dall’altro produceva un conflitto culturale rispetto alle proprie origini con le quali era costretto a convivere. La lingua era l’ostacolo maggiore da superare. Non parlare inglese non solo impediva loro ogni forma di comunicazione, ma li gettava in uno stato di angoscia e di impotenza. Avevano il terrore di perdersi e per questo scrivevano l’indirizzo dove abitavano su un pezzo di carta che portavano gelosamente con se.
“Ricordo che un giorno tornando dopo un lunga giornata di lavoro – ci racconta Oronzo M. - mi sono addormentato sul mezzo che mi riportava a casa, e quando mi sono risvegliato, avevo superato la fermata dove ero solito scendere. Ricordo ancora con terrore di aver messo le mani in tasca e di non aver trovato il bigliettino dove avevo annotato il mio indirizzo. Inutile dirti che ho girovagato per tutta la notte in una città a me sconosciuta e senza conoscere una sola parola d’inglese. Ma col passare degli anni le cose sono cambiate in meglio. Lo spirito di adattamento ci portò a convivere con le diversità del luogo, coi loro costumi e tradizioni. Il processo di integrazione era iniziato ed incominciava a dare i suoi frutti. Imparammo la lingua, apprezzammo le abitudini e i loro cibi. Insomma, iniziammo pian piano a sentirci ‘a casa’”.
Un ruolo fondamentale in questo processo di integrazione della nostra comunità, che non ha mai abbandonato le proprie radici e la terra d’origine, è stato certamente svolto dall’associazionismo. Il senso di coesione e il forte attaccamento alle tradizioni, esigevano ancore e punti di riferimento certi che potessero rappresentare un rifugio, un luogo comune, sintesi della propria identità culturale. Sono state queste le ragioni che hanno portato alla costituzione dell’associazione culturale “Colonia Modugnese”. Un riferimento per la nostra comunità che ha saputo affermare i valori e le tradizioni modugnesi nella terra che, dapprima li ha ospitati, e che oggi gli riconosce legittimamente “diritto di cittadinanza” in un mosaico in cui tutte le etnie si sentono integrate. Sono italiani e canadesi nella stessa misura. Una doppia nazionalità che amplifica e non riduce il loro senso di appartenenza.
Questi uomini e donne, dotati di grandi capacità di adattamento e di spirito di sacrificio, ancora oggi, non hanno avuto il giusto riconoscimento. Non gli è stato loro risarcito il dolore e il distacco dai propri affetti. Costoro che hanno dovuto scegliere se restare e patire la fame o rischiare e tentare l’avventura sono ancora li che pazientemente attendono di essere onorati e riconosciuti, vivi e morti. Il Governo canadese lo ha già fatto, perché ha capito da subito l’importanza che questi uomini e i loro figli hanno avuto nello sviluppo sociale politico ed economico del Canada. Questa è la ragione per cui “Pier 21” è oggi il “simbolo” , la “memoria” e il “riscatto” dell’emigrazione in Canada, oltre che luogo di origine del tessuto multietnico e multiculturale del Canada.
Noi, viceversa, brancoliamo ancora nel buio. Non riusciamo a tradurre in atti concreti e segni tangibili il nostro riconoscimento nei loro confronti. Siamo fermi ad un vuoto formalismo, assumendo spesso atteggiamenti gattopardeschi che non portano assolutamente a nulla, quando invece abbiamo bisogno di riappropriarci della loro storia, semplicemente perché è la stessa nostra storia. Abbiamo la necessità di analizzare e capire quel fenomeno socio-economico, approfondirne la genesi e l’evoluzione, le ragioni per le quali si sia verificato questo esodo, e come mai esso si sia concentrato in Canada ed in particolar modo a Toronto.
E allora “signori politici”, abbandonate la retorica e i cerimoniali e nel vostro prossimo viaggio in Canada, accanto ai festeggiamenti del “Santo” e delle “Processioni”, pur se importanti e care per la nostra comunità, si concordi con loro una visita ufficiale dell’amministrazione comunale di Modugno a “Pier 21” per rendere omaggio ed onorare tutti quegli uomini, donne e bambini che partiti da Modugno in tutto il corso del secolo scorso, sono sbarcati ad Halifax su quel molo, dedicando loro un mattoncino della “Sobey wall”. Sarebbe un piccolo gesto, intriso di grande significato simbolico. Un punto di partenza per voltare pagina. Loro lo stanno ancora aspettando.

Raffaele paparella

(Pubblicato sul Cardo d'Oro, III vol. celebrativo dell'emigrazione modugnese in Canada - Edito da Colonia modugnese e Modugno.it)

Le foto di Proprietà della Fondazione Pier 21 sono state concesse a Modugno.it per la pubblicazione


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