La magia tra realtà e curiosità
[ Pubblicato Venerdì, 11 Novembre 2005 - 15:56 ]La magia è l’arte di dominare le forze occulte della natura e di sottoporle al proprio potere. Essa è stata oggetto, in varie culture e nei diversi periodi storici, di valutazioni opposte, ora considerata forma di conoscenza superiore, ora rifiutata come impostura e condannata dalle autorità civili e religiose. Nel pensiero greco antico, il termine indicava sia la teologia dei sacerdoti persiani, sia il complesso di teorie e pratiche collegate a realtà diverse da quelle oggetto della scienza filosofico-razionale. Ai maghi, sacerdoti dell’antica religione persiana, erano attribuite doti di astrologi, indovini e stregoni.
La magia è un fenomeno abbastanza diffuso nel mondo, anche in Italia c’è ancora chi timoroso e fiducioso si rivolge a maghi e fattucchiere per ottenere amuleti e portafortuna, oggetti che dovrebbero avere la prerogativa di allontanare la iella (disdetta, sfortuna) o il malocchio. Ma questi oggetti, pur in commercio sembrano funzionare di più se il loro potere è attribuito e trasmesso da chi li prepara: maghi, stregoni e sciamani. Quest’ultimo personaggio nelle religioni siberiane e nordamericane, è considerato dotato di eccezionali poteri, che facendo da intermediario con il mondo celeste e infernale, guarisce le malattie e accompagna le anime nel regno dei morti. Lo sciamano, secondo Claude Levi-Strauss, antropologo francese, «…non è completamente privo di conoscenze positive e di tecniche sperimentali che possano spiegare in parte il suo successo; per il resto, disordini del tipo che oggi si chiamano “psicosomatici” e che rappresentano una gran parte delle malattie più diffuse nelle società a debole coefficiente di sicurezza, devono spesso cedere a una terapeutica psicologica. In complesso, è verosimile che i medici primitivi, come i loro colleghi civili, guariscano almeno una parte dei casi che curano, e che, senza questa efficacia relativa, le usanze magiche non avrebbero potuto conoscere la vasta diffusione che è loro propria, nel tempo e nello spazio».
Per il mondo antico la magia ha rappresentato un elemento di progresso, contribuendo a suscitare nell’uomo il desiderio di sfuggire ai propri limiti, stimolandolo alle successive scoperte. In realtà la magia ha colmato i vuoti occupati poi dalla scienza e dalla fede.
La superstizione, invece, è ogni credenza e pratica che sia in disaccordo con la religione dominante o che ne alteri l’equilibrio interno. Una più netta separazione tra religione e magia si ha nelle forme folcloristiche delle pratiche magiche, fondate su superstizioni spesso connesse anche con l’invocazione di santi o con date festive della religione ufficiale. Infatti, fra i popoli primitivi sono tuttora in uso riti magici che si riallacciano o alla liturgia di antiche e dimenticate religioni o a quelle di popoli conquistati.
Che differenza c’è tra magia e religione? Nella credenza popolare la prima rappresenta un insieme di pratiche, la cui efficienza dipende dal mago o dallo stregone, ritenuto onnipotente (?) e quindi in grado di controllare le forze soprannaturali evocate con alcuni rituali. La religione invece può solo rendere favorevole una volontà, riconosciuta superiore, sia nelle pratiche religiose sia dalle stesse persone che le compiono. Così il sacerdote prega le divinità e spera di essere esaudito, il mago invece compie direttamente le azioni, pronunciando incantesimi miranti a ottenere l’effetto sperato.
La magia a sua volta si divide in bianca, benefica, che soccorre e conforta e nera, malefica, che essendo diabolica e nefasta, perverte e distrugge. Conseguentemente i maghi che esercitano la magia bianca, vengono accettati, ricercati e ben remunerati, mentre quelli che esercitano quella nera (stregoni), sono meno consultati in quanto molto temuti. Nelle pratiche magiche vengono utilizzati due differenti tipi di simbolismo: quello analogico nella magia bianca e quello arbitrario nella magia nera. Nella magia bianca si fa uso di una immagine della persona che deve essere influenzata, nella magia nera si usano alcuni oggetti associati a lei, o che in precedenza le erano appartenuti.
Infine, un modo di dire ci ricorda che una persona che porta cattive notizie viene definito “uccello del malaugurio”. La frase deriva, forse, dall’antica tradizione etrusca o romana di trarre gli auspici dall’osservazione del volo degli uccelli. L’augure, infatti, era nell’antica Roma il sacerdote divinatore, che interpretava il modo di volare degli uccelli e ne traeva le previsioni. Il modo di dire potrebbe anche alludere alla superstizione popolare che ritiene di cattivo augurio il verso di certi uccelli come la civetta, il gufo, il corvo e la cornacchia, considerati annunciatori di disgrazie per i loro versi lugubri e lamentosi.
Nonostante l’avanzare della civiltà e del progresso, oggi ancora molti sono convinti della validità della magia bianca e nera o dei ciarlatani (Wanna Marchi & C. docet), ma il mio spassionato consiglio, per migliorare la qualità della vita, è quello di rivolgersi, a un medico, a un sacerdote o ad uno psicologo, senza andarsi a cercare rimedi empirici che, oltre a non garantire alcun risultato, servono solo a spillare quattrini agli sprovveduti creduloni.
Vittorio Polito


