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Tradizioni & Curiosità

Dimmi come ti chiami, ti dirò come sei

[ Pubblicato Mercoledì, 22 Febbraio 2006 - 8:49 ]

Hai un buon equilibrio? Dentro di te si nasconde un ribelle? Il tuo nome ti piace? Tentiamo di rispondere a qualche interrogativo poiché pare che il nome che portiamo influenzi la nostra personalità.
Da sempre e in tutti i paesi del mondo il nome è stato sempre un segno distintivo dell’individuo. Poeti e scrittori hanno affermato che un nome bello e armonioso imprime alla personalità di chi lo porta un fascino ed un’attrattiva speciali. È difficile non essere d’accordo, anche se in ogni epoca vi sono state persone eccezionali che hanno impresso caratteristiche particolari ai loro nomi. Greta, ad esempio, senza la figura della Garbo non evocherebbe certamente una donna affascinante, in altre parole la più celebre Greta del nostro secolo. Di lei Winston Churchill, statista inglese, ebbe a dire: “È la donna più interessante di tutti i tempi”.

Purtroppo, certi genitori, soggetti ai capricci della moda, non valutano attentamente che l’imposizione del nome ai figli debba essere frutto di un’attenta analisi e prudenza. Infatti, un nome molto ricercato, impegnativo o altisonante potrebbe mettere in imbarazzo, chi lo porta, per tutta la vita. Il nome dovrebbe armonizzare con il cognome per cui si dovrebbe evitare il nome doppio o la scelta di uno vecchio uscito dall’onomastica corrente, anche se sono appartenuti a parenti o congiunti. Al cognome lungo va affiancato un nome breve, mentre ad un cognome breve si può affiancare un nome lungo. Chi ha ricevuto al Battesimo un nome del genere, è quasi sempre costretto a variarlo nella vita con diminutivi o farsi chiamare addirittura con un nome diverso. Massimiliano si fa chiamare “Massi”, Donato “Donny”, Alessandro “Alex”, Caterina “Ketty”, Sebastiano “Seba”, ecc. È bene evitare anche di imporre nomi di divi, di campioni sportivi, di animali o di personalità del momento, che col passare del tempo potrebbero sembrare molto meno attraenti e qualche volta anche ridicoli, come il caso recentissimo di dare ad un neonato il nome di Varenne, un celebre cavallo. Notiamo anche che molti portano nomi come Mimosa, Lieto, Diletta, Benito o Italia, riferiti a fiori, a politici o alla nostra nazione, tutti nomi che non trovano riscontro nel calendario.
Pare anche che ad ogni nome corrisponda una personalità. Federico, ad esempio, molto diffuso in Italia, ma concentrato più in Lombardia e in Toscana, discende dalla forma medievale “Frithurik”, composto da “frithu” (pace, amicizia) e “rikja” (signore, principe, potente), che significa “potente nella pace o signore della pace”. È tenace, collerico, suscettibile, sincero fino all’eccesso, generoso quando gli si chiede un piacere, ama circondarsi di amici. Il significato quindi è “potente nell’assicurare la pace”. Antonio, coraggioso e permaloso, introverso e spesso triste, amante dell’arte e dello studio. Andrea, dominatore, originale, soggetto a collere improvvise, cocciuto, tendente all’infedeltà. Francesca è una persona ordinata, leale, coraggiosa, ma molto suscettibile. Rosa, ha fascino da vendere, è passionale, tenace e ostinata. Luigi è studioso, intelligente e anche un po’ disordinato, ottiene ciò che vuole perché è perseverante, cauto ed ha fiuto per le strategie vincenti. Teresa, è sensibile, espansiva, affettuosa, intelligente e ricca di immaginazione, il suo entusiasmo le causa spesso forti delusioni. Alessandro, di origine asiatica, ha un significato ignoto, anche se l’etimologia popolare rimanda al greco cioè “difensore dei propri sudditi”, è intelligente, volenteroso, generoso e buono. Otto papi, tre re di Scozia e tre imperatori di Russia hanno reso celebre questo nome. Giulia, diffuso in Veneto e in Toscana, pare stia attualmente spopolando. Il nome deriva dall’antica Roma, ma la sua origine, ancor più antica, sarebbe greca “da Iovilios”, ossia dedicato a Giove. Carattere brillante e vivace, espansiva in pubblico, depressa in privato, ignora il perdono, ama l’arte e il lusso, spesso si angoscia senza ragione per il futuro. Raffaele o Raffaella, infine, deriva dall’ebraico rapha “guarire”, e el, abbreviazione di JHWH: “solo Dio guarisce”. Raffaele è fluido e generoso come l’acqua, è fecondo e istintivo. Porta felicità a tutti coloro che ama perché possiede, al grado più elevato, il senso e la passione profonda della solidarietà.
Si calcola che i nomi degli italiani siano circa diecimila, per cui vi sono ampie possibilità di scelta ma, per la nostra pigrizia, fino a qualche anno fa, ne abbiamo usati pochissimi e sempre gli stessi. Da qualche tempo, invece, l’influenza del cinema e della TV ci portano ad usare sempre meno Giuseppe, Antonio, Giovanni, Maria, Michele e Raffaele, attingendo alla nuova sfornata di Giulio/a, Valentino/a, Silvio/a, Elena, Alessia/o, Luca, Giorgio/a, Ilaria, Marco, Federico/a, Francesco/a, Alessandro/a, ecc.
In ogni caso i nomi più sicuri sono quelli classici della storia occidentale, dei grandi Santi (a questo proposito potete consultare il sito internet www.santiebeati.it), e quelli legati alle tradizioni nazionali ed etniche, ma ciò non significa che la scoperta di un nome armonioso e poco conosciuto possa risultare una scelta felice.
Vi sono poi i soprannomi, per lo più dialettali, molto usati nel mondo popolare e diffusi quindi nei vecchi rioni della città e nei piccoli paesi, finalizzati ad indicare la persona o il nucleo familiare di appartenenza a causa della presenza di numerosi omonimi o per i mestieri esercitati. Ma questa è un’altra storia che abbiamo pubblicato l’8 agosto scorso (V. canale Tradizioni e curiosità).
E la legge cosa prescrive in proposito? Vieta di imporre il nome del padre, di un fratello o di una sorella viventi (non quello della madre); cognomi al posto del nome, denominazioni geografiche, nomi vergognosi o contrari alla morale, al buon costume, al sentimento nazionale e religioso. I nomi stranieri sono permessi, ma solo se tradotti con caratteri dell’alfabeto italiano (consentite le lettere j, k, x, y e w). Pertanto i genitori farebbero bene a ricordare che la scelta di un nome non è un gioco divertente, ma un atto responsabile che essi sono chiamati a compiere con attenzione e nell’interesse della propria creatura.

Vittorio Polito

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