Gaetano Savelli
[ Pubblicato Martedì, 7 Febbraio 2006 - 7:40 ]Gaetano Savelli, fu una gran firma barese non solamente nella letteratura italiana. Nacque a Bari l’8 dicembre 1896. Funzionario stimatissimo dell’Intendenza di Finanza, fu una figura assai nota del dialetto barese. Dal 1923 furono pubblicate sue liriche nei settimanali umoristici baresi: «Don Ficcanaso» (1923) e «L’asso di Bastone» (1926). Nel 1924 fece parte della redazione de «Il Nuovo Corriere» di Bari, giornale d’opposizione di Alfredo Violante. Il 18 dicembre 1926 declamò per la prima volta in pubblico versi dialettali, nella sede della «Polifonica Barese» allora ubicata nel «Palazzo del Sedile» in Piazza Mercantile. In seguito diventò segretario per ben sette anni della benemerita istituzione musicale.
Dal 1928 al 1931 fu redattore-capo del periodico umoristico pupazzettato «Don Fiammifero», dove furono inserite nuove liriche e bozzetti popolari in dialetto barese firmando, quest’ultimi, con lo pseudonimo “Gas”. Ben sue quattro composizioni furono riprodotte in brani musicali in occasione dei concorsi dialettali «Piedigrotta Barese» partecipando a tutte le edizioni dal 1927 al 1929 con piazzamenti onorevoli. 1927, Canzòna Barèse musica di Antonio Muci cantata da Ruggiero Ricco. 1928, A la Pùgghie (conosciuta anche con il titolo “Nù sciàm’a mmète”) aggiudicandosi il 2° premio, musica di A. Muci e Mùseca Nove musicata sempre dal Muci classificandosi al 4° posto. 1929, Serenàt’all’andìche musica di A. Muci.
Nel 1930 al concorso di canzoni dialettali: «La Canzonetta Barese», organizzata dalla Casa Editrice Musicale Adriatica al Gran Cinema Oriente, partecipò con quattro componimenti: Mare barèse musica di A. Muci cantata da Italo Campeggi; Mbilembò musica di A. Muci cantata da Enzo Turco; Tu àgghi-a dà musica di Italo Delle Cese cantata da G. Lombardi; Vattìnne mòsque musica di A. Muci cantata da Gisy Del Rose. Nel 1948 fu nominato segretario del Comitato per le «Arti e le Tradizioni Popolari» presso l’E.N.A.L. di Bari.
Savelli fu anche un ottimo critico di un giornale barese: «Il Salotto Culturale» (dal 1958 al 1960) e, in seguito, collaborò con il quotidiano «La Gazzetta del Mezzogiorno». Altre sue liriche in vernacolo furono introdotte nei periodici che trattarono la pagina dialettale: «Papiol» (dal 1949 al 1952), «Giornale Pugliese» (1953), «Bari Stampa» (1953) e «La Ribalta» (1955).
Il 31 agosto 1962, partecipò a un intervento su «La Gazzetta del Mezzogiorno» a proposito della discussione sulla grafia dialettale di come scrivere correttamente in barese «gallo». Problema esposto da Alfredo Giovine con interventi del dialettologo Oronzo Parlangeli e del giornalista e poeta dialettale Antonio Gambacorta. Nel 1967 dette alle stampe «Figure del nostro parnaso» Editrice Liguria di Genova, dove dedicò un capitolo interessante all’idioma: «Usi ed abusi del dialetto».
Altri numerosi scritti e recensioni su arte, poesia dialettale e in lingua, narrativa, folclore, storia, furono diffusi nei vari giornali e riviste locali e nazionali.
I libri pubblicati in dialetto sono: Iàcque de fendàne, liriche baresi, Editore Casini, Roma 1925.
Frambùgghie, poesie dialettali, Editore S.E.T., Bari 1928. Senètt’a Marì, liriche dialettali, Editore Convivio Letterario, Milano 1962. Cose ca seccèdene, commedia dialettale in tre atti, Editore Savarese, Bari 1965 (la commedia fu scritta nel 1926 con il titolo Le du zìte. Il 24 settembre 1988 fu rappresentata per la prima volta al Teatro Piccinni di Bari dalla «Compagnia 3ª età» diretta da Lorenzo Gentile). La chemmèdie de Dande veldàt’a la barèse, pubblicazione in tre volumi, Editore Savarese, Bari 1971/1973. Il Savelli morì a Bari l’8 febbraio 1977 all’età di 81 anni.
Il 18 febbraio prossimo, alle ore 18.30, il poeta Gaetano Savelli sarà ricordato dall’associazione cultura e spettacolo “L’Eccezione” di Rino Bizzarro, nella sede di Bari, in Via Indipendenza, 75. Interverrà Mimmo Amato per la rassegna «Pagine scelte di poesia barese». Il componimento in versi del Savelli è stato estratto dal volume Frambùgghie che ha per titolo Fasce calde. La briosa lirica (come altre di nuovi poeti e altre pagine che susseguiranno sulla baresità), è stata trascritta con modello di scrittura adoperando l’interessante volume «Il Dialetto di Bari» (grammatica-scrittura-lettura) di Alfredo Giovine a cura di Felice Giovine e il corso di dialetto «La lèngua noste» (manuale pratico della lingua barese) di Gigi De Santis, rispettando tutti quei fonemi e fenomeni propri della parlata barese.
Fasce calde, ce sedòre!
Non ze pote cammenà;
Cosce u sole a la condròre
E cchiù rrègghie non de dà.
Fasce calde ! U sol’ardènde
Vèn’a cchiùmme n-gap’a ttè;
Te sterdèssce allènd’allènde
E devìinde nu quaquè.
Ce tte mùuve pe nu muèrse
Tu te sìinde d’avvambà :
A la drètt’o a l’ammèrse
Tu non za come ha da fà.
U renzèle mbrìme scalde
Ce tu fasce pe dermì…
Fasce calde, fasce calde
E tte sìinde scì mbazzì !
E cce ppò t’assìt’a ttàuue
Non de vène de mangià;
A la case d’u diàuue
Tu te sìinde d’arrevà.
E ca tu gastìim’e ddisce,
Cuss’è agùste, ce uè fà!
Vìte, tu mò benedìsce
Quànn’u vìirne av’arrevà.
Ma pò quànne u frìdde mbrìme
S’acchemmènz’a ffà sendì,
Te velìisse com’apprìme
Sol’e ccalde. Iè acchesì?
Gaetano Savelli
Parte della biografia dedicata al poeta è stata estratta da “Le Varìse” (Antologia di Poeti e Poesie Dialettali Baresi dalle origini ad oggi) di prossima pubblicazione a cura di Gigi De Santis.
Gigi De Santis
Centro Studi “Don Dialetto” - Bari



