I Templari nella Puglia medievale
[ Pubblicato Lunedì, 7 Agosto 2006 - 8:59 ]Cassano Murge (Ba) - “I Templari c’entrano sempre” affermava uno dei personaggi del romanzo di Umberto Eco “Il pendolo di Foucault”. Sono uno degli emblemi, assieme a re Artù, alla Sindone e al Graal, di quel medioevo fantastico, neo-templare che poco ha a che spartire con il medioevo storico.
Sono stati versati fiumi di inchiostro nello scrivere sui Templari, spesso a sproposito, associandoli a misteri, segreti, tesori, iniziazioni, esoterismi ed occultismi e chi più ne ha più ne metta. La storia dei Templari finisce nel 1314. Scrive ancora Eco: “Niente è più facile che trovare un libro sui Templari. L’inconveniente è che nel 90% di casi (mi correggo 99) si tratta di bufale” e continua “L’unico modo per riconoscere se un libro sui Templari è serio è controllare che finisca nel 1314 data in cui il loro Gran Maestro viene bruciato sul rogo”. Di libri seri sui Templari ne sono stati scritti negli ultimi anni e, per limitarci agli autori italiani, voglio ricordare Paolo Lopane, “I Templari tra storia e leggenda” e soprattutto Barbara Frale “I Templari”.
Mi sono avvicinato ai Templari con la lettura de “Il pendolo di Foucault” alcuni anni fa, mi affascinavano e mi affascinava soprattutto quel medioevo neo-templare farcito di misteri, tesori, esoterismo, Rennes le Chateau, il Graal…Sono appassionato di storia e di quella medievale in particolare. Ho iniziato a leggere qualcosa di serio, ricordo il libro di Fulvio Bramato “Storia dell’Ordine dei Templari in Italia”. Questo autore, seppure con qualche superficialità e leggerezza, trattava la vicenda dei Templari nel nostro Paese con un taglio storico. Mi accorsi che i cavalieri templari erano stati in Puglia e, anzi, la nostra Regione aveva avuto un ruolo importante: sede del Gran Precettore dell’Italia meridionale a Barletta, tante grancie e masserie nelle fertili terre della Capitanata e della Murgia, tanti porti di imbarco per la Terra Santa, a Brindisi si celebrò il processo contro i Templari del Mezzogiorno. Mi accorsi che nessuno si era occupato con qualche pubblicazione dei Templari in Puglia. Era il 2000 e decisi l’impresa. Iniziai le mie ricerche, trovai materiale e misi mano a scrivere. L’idea era quella di realizzare un sito Internet. Per diverse vicende, dopo aver quasi completato le ricerche e steso buona parte dei testi, accantonai il lavoro. Lo ripresi verso la fine del 2003, avevo iniziato da poco a collaborare con il giornale telematico “Modugno.it”, rividi i miei appunti sui Templari, li completai.. Proposi al Presidente di “Modugno.it” Raffaele Paparella, che vorrei ringraziare, di pubblicare a puntate la mia ricerca. La cosa andò in porto ed ebbe anche una buona visibilità sul Web. All’epoca lavoravo a Roma.
Nel corso del 2004 entrai in contatto via posta elettronica con il prof. Raffaele Licinio, ordinario di Storia medievale presso l’Università di Bari e direttore del Centro Studi Normanno Svevi, che aveva realizzato un sito Internet autorevole di storia medievale “Storiamedievale.net”. Il prof. Licinio, a cui vanno i miei ringraziamenti, inserì un collegamento nel sito di “Storiamedievale.net”, segnalando la mia ricerca sui Templari in Puglia, che puntava alla mia pubblicazione su “Modugno.it”. Disse che la mia ricerca aveva un fondamento e una validità storici a dispetto di tanti scritti assurdi sui Templari in Puglia. Avevo superato il vaglio di un medievista attento e abbastanza severo nei giudizi e nelle valutazioni e per me, semplice appassionato, era motivo di orgoglio e soddisfazione. Proposi al prof. Licinio di pubblicare la mia ricerca sul suo sito, nacque così il titolo “I Templari nella Puglia medievale”. A marzo dello scorso anno mi trasferii a Bari ed ebbi modo di conoscere di persona il prof. Licinio. Dalle nostre conversazioni è nata l’idea di farne una pubblicazione editoriale, ritenendo il mio lavoro meritevole, e mi presentò a Peppino Ponticelli titolare delle Edizioni dal Sud, che vorrei ringraziare moltissimo per aver creduto in questo progetto. Ripresi il manoscritto, rividi ed ampliai le mie ricerche, apposi delle modifiche, feci degli aggiornamenti. Gli ultimi sono stati fatti nello scorso mese in occasione di una conferenza tenuta a Spinazzola sugli insediamenti templari nella Murgia. Il saggio dovrebbe essere edito nel prossimo autunno. Ho trattato della presenza dei Templari in Puglia in modo rigoroso, aderente alla metodologia storiografica, basandomi sui documenti, in alcuni casi ho tentato delle ipotesi plausibili, a volte le questioni sono ardue e di non facile trattazione; spesso i documenti originari sono andati perduti e ci si deve basare su appunti lasciati dal studiosi dei secoli scorsi. Ho cercato, da semplice appassionato, di dare scientificità alla mia ricerca, cercando di ricostruire le vicende dei Templari nella nostra Regione, in Capitanata, in Terra di Bari e nel Salento, città per città dove furono presenti. Vorrei far crollare quelle teorie “esoteriche” che si abbeverano al medioevo neo-templare e che affermano che Castel del Monte fu edificato dai Templari o con l’aiuto dei Templari (si vedono libri con sulla copertina la pianta ottagonale del castello con sopra la croce dei Templari) per custodire il Graal. Sono tutte fantasie, senza alcun fondamento storico, tra l’altro Federico II non andava molto d’accordo con i Templari e sequestrò loro i beni in Capitanata e grazie a ciò abbiamo un dettagliato inventario delle proprietà templari in quell’area. Allo stesso modo la presunta presenza dei Templari presso la chiesa di Sovereto (Terlizzi) ove vi sarebbe un omphalos e via dicendo. I Templari non hanno nulla a che vedere con Castel del Monte e a Sovereto non ci furono mai, erano Ospitalieri, Giovanniti, un altro ordine monastico-cavalleresco, quelli presenti a Sovereto.
I Templari in Puglia hanno poco a che spartire con Castel del Monte, Graal, esoterismo, segreti, omphalos, pensate che su un sito Internet sui misteri si dice che i Templari portarono a Bari le spoglie di S. Nicola, evento che avvenne nel 1087, quando tutti sanno che l’Ordine del Tempio venne fondato nel 1118 o nel 1120. Questa è un’aberrazione storica, si mette la Storia sotto i piedi. Posso accettare il medioevo neo-templare quando si tratta di opere di fantasia, romanzi, cito ad esempio quello recente di Picciariello “Da Oriente ad Occidente. Il segreto del Graal” dove si parla di alcuni poco storici detti sopra. Alla presentazione di questo romanzo infatti sono intervenuto, precisando come parecchie cose citate nel libro non hanno assolutamente alcun fondamento storico. Non posso tollerare quando si tenta di far passare clamorose aberrazioni per Storia. Ciò mi indigna profondamente.
Volendo parlare un po’ della struttura e dei contenuti del saggio, ho cercato di dare un taglio divulgativo mantenendo un rigore scientifico nel lavoro (ad esempio vi è un vasto apparato di note). Il libro sarà articolato in 6 capitoli: un’introduzione che tratta dell’organizzazione e del modo in cui si insediavano i Templari sul territorio, gli aspetti storici generali dei Templari in Puglia (Dalle origini a Innocenzo III, periodo svevo, quello angioino, sino al declino, alle inquisizioni e al processo di Brindisi). Poi ho dedicato un capitolo ciascuno ai singoli insediamenti città per città, con tutte le vicende e le notizie documentate, in Terra di Bari, in Capitanata e in Terra d’Otranto. L’ultimo capitolo, il sesto, è riservato alle vestigia templari in Puglia, a ciò che resta oggi di domus e chiese templari o presunte templari, indicando una sorta di itinerario nella nostra Regione. Ho corredato il testo con diverse appendici: la cronologia dell’Ordine, l’elenco dei Gran Maestri templari, quello degli insediamenti in Puglia, dei Maestri provinciali, dei cavalieri e dei dignitari delle precettorie pugliesi. Infine una raccolta di regesti diplomatici che riferiscono della presenza dei Templari in Puglia. Una ricca bibliografia chiude il saggio. Tra alcuni riscontri del lavoro, ad esempio, devo dire purtroppo che la chiesa di Ognissanti di Trani, a tutti nota come chiesa dei Templari, quasi sicuramente non fu edificata da questi cavalieri e non fu neppure la domus templare a Trani. Così come devo citare la confusione che spesso è stata fatta tra i Templari e altri ordini, come il Templum Domini, i canonici del Tempio del Signore, spesso scambiati erroneamente per Templari. Ciò è avvenuto ad esempio per la chiesa di S. Maria Maddalena a Barletta e per la chiesa di S. Clemente a Bari ritenute a torto fondazioni templari.
Sembrerebbe che la più antica testimonianza sulla presenza dei Templari in Puglia (e anche in tutto il Regno di Sicilia) risale al 1137 quando Accardo, signore di Lecce di origine normanna, donò, assieme alla moglie, un ospedale da lui costruito nelle terre di sua proprietà a Spinazzola. Tale documento che faceva parte dell’Archivio della Trinità di Venosa (abbazia benedettina passata nel 1297 ai Giovanniti), purtroppo, è andato distrutto e dobbiamo basarci su alcuni appunti inediti dello studioso del Seicento Giovan Battista Prignano, il quale così scrive: “Accardo che nel 1137 era conte di Lecce e marito di Fenicia, con la quale […] donò alla chiesa dei Cavalieri Templari un hospedale da lui edificato nella sua terra di Spinazzola in Basilicata, nel Borgo di detto Castello, per l’anima di suo padre, e sua.” Questo è quanto sostenuto dal prof. Houben, medievista dell’Università di Lecce in un articolo.
Tuttavia dobbiamo esporre alcune considerazioni in merito che fanno sorgere seri dubbi su quanto riportato negli appunti inediti del Prignano. In primo luogo sorgono problemi da un punto di vista della filologia e della diplomatica, scienze che nel Seicento non esistevano ancora. Prignano non avrebbe potuto effettuare un esame filologico e diplomatico del documento che egli asserisce di aver visionato. Prignano riporta solo degli appunti e non la riproduzione integrale del documento, né tanto meno ne stende un regesto con indicazioni diplomatiche utili. Altra questione: in nessun altro documento sono attestate delle proprietà di Accardo nella città di Spinazzola. Ciò induce a far sorgere ulteriori dubbi, diversamente sarebbe stato se ci fossero state altre citazioni di proprietà del signore normanno di Lecce a Spinazzola. Ultima questione: nei medesimi appunti inediti, in passaggi diversi, la moglie di Accardo in un punto ha nome Fenitia, in un altro Gunnora. È una palese contraddizione. Sebbene queste considerazioni svolte non possano farci ritenere con certezza falso il documento, volendo usare un rigore storico scientifico, è opportuno prendere con estrema cautela il contenuto degli appunti di Prignano. Anche il non prenderli affatto in considerazione, tuttavia, sarebbe un errore.
Una successiva testimonianza scritta e certa ci è fornita da Amando diacono di Trani e, dal 1153, vescovo di Bisceglie, nella sua Historia Traslationis Sancti Nicolai Peregrini (Storia della traslazione di San Nicola pellegrino) databile intorno al 1143. L'Autore riferisce di un avvenimento portentoso durante la cerimonia di traslazione del corpo del Santo: nel cielo completamente terso, all'improvviso, sulla Cattedrale si levarono due colonne di nuvole. Il diacono Amando nella sua cronaca asserisce che dei cavalieri del Tempio erano presenti alla processione.
Questo è solo l’inizio della storia e delle vicende dei Templari in Puglia. Il resto lo leggerete nel libro che uscirà in autunno.
Vito Ricci
“Festival del libro” Cassano delle Murge, 24 luglio 2006


