Cape o Crosce ? Giochi d'altri tempi sempre attuali
[ Pubblicato Mercoledì, 20 Settembre 2006 - 20:59 ]
Per la Collana di letteratura per ragazzi “I libri di Alice”, diretta da Daniele Giancane, è stato pubblicato in questi giorni l’originale volume “Cape o Crosce?” di Felice Alloggio, attore e autore di commedie in dialetto barese e in lingua, (Levante Editori, pagg. 172, euro 15,00).
Si tratta di una pubblicazione che presenta le schede di 70 giochi, ben illustrati da Fausto Bianchi, scritti in dialetto barese con sintesi a fronte in lingua italiana.
È opinione comune che giocare sia l’esatto contrario di essere seri. Se questo può essere vero per gli adulti - tanto che a quelle persone che scherzano e giocano continuamente si dice: «tiìne sèmbe la cape a la scioggue, uè mètte la cap’à pposte?» (pensi sempre al gioco, vuoi mettere la testa a posto?) - non vale per i bambini per i quali, secondo il filosofo Michel de Montaigne, «il gioco è una delle azioni più serie».
Ma anche l’adulto, che è in grado di fare scelte consapevoli e giuste, può giocare ed entrare nel mondo della fantasia, perché concatena fra loro, attraverso l’immaginazione, la propria capacità di vivere l’attualità e la realtà. Un adulto che ha tali potenzialità è, come afferma il filosofo Friedrich Schiller, «Un uomo che attraverso il gioco, si ritrova e si conosce».
L’autore bene ha fatto a scriverlo in dialetto, con una opportuna sintesi in lingua italiana, perché in questo modo ha contribuito alla salvaguardia del nostro vernacolo, difendendolo da chi pensa che esistano differenze tra Lingua e Dialetto, mentre non ne esistono affatto, dal momento che entrambi hanno una grammatica, che fissa le regole della scrittura.
Come si divertivano i ragazzi di duemila anni fa? Come giocavano i bambini di ieri? I bambini, greci e romani, conoscevano la palla, giocavano a moscacieca o con le monete? E quale atteggiamento assumevano gli adulti di allora nei confronti dell’attività ludica? Qualche risposta a questi interrogativi la fornisce l’autore, dimostrando come nella “espressione gioco”, accanto all’elemento ricreativo, culturale e pedagogico, si affianca un profondo valore storico e antropologico.
Chi non ricorda il gioco di Palla pallina, la filastrocca di Madame Dorè o quella di Regina reginella con i suoi passi di formica e di leone? Chi non ricorda il lancio in aria della monetina accompagnato dalla frase: «Testa o croce?», rituale ancora in uso oggi e derivante dall’antica Roma, dove i giocatori invece di dire, Testa o Croce, pronunciavano la frase latina: “Navia ant capita = Testa o croce”.
Daniele Giancane, docente nell’Università di Bari che firma la prefazione, sostiene che «Il testo di Felice alloggio, è davvero prezioso, perché ci fa ripercorrere attraverso la memoria i giochi di un tempo. Il risultato non è una ventata di nostalgia, ma un’analisi di società e climi culturali diversi». Mentre Paola Rapini, docente al Liceo Linguistico “G. Cesare” di Bari, sostiene che attraverso il libro-documento di Alloggio «Potrebbe essere ancora possibile contrastare l’avanzata dei mostri tecnologici che hanno invaso il Pianeta Giochi e restituire all’infanzia creatività e fantasia»
Il testo di Felice Alloggio, pertanto, non solo suscita positive emozioni, ma consente a chiunque di praticare i giochi ricordati, per il modo divertente e particolareggiato in cui questi vengono presentati e raccontati, ma soprattutto a costo zero. Inoltre, la pubblicazione, potrebbe risultare utile a quanti volessero adottarlo come manuale di giochi nelle scuole o nelle associazioni che promuovono attività ludiche ed a tutti gli amanti del dialetto barese.
Vittorio Polito



