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Cenni storici

Teatro Petruzzelli, dagli «Ugonotti» al rogo

[ Pubblicato Martedì, 13 Febbraio 2007 - 11:34 ]

Bari: Teatro Petruzzelli
Bari - Quattordici febbraio, data memorabile per la città di Bari, sono trascorsi centoquattro anni dall’inaugurazione del Politeama Petruzzelli. La Bari musicale, culturale, la cittadinanza tutta, più che gioire, per il singolare evento, continua a subire la triste ricorrenza non vedendo ancora ricostruito uno dei più bei teatri del mondo.

Come sappiamo il nostro Politeama, per buona parte è stato distrutto da un incendio doloso avvenuto la domenica mattina, verso le ore 4:30, del 27 ottobre 1991. Per non dimenticare e per essere di sprone agli addetti e ai responsabili (Proprietari, Comune, Provincia e Regione) ponendo fine alle vicissitudini che per sedici anni hanno tenuto lontano dal capoluogo pugliese le più belle melodie e gl’illustri personaggi della musica lirica, contribuiamo alla memoria del nostro massimo Teatro attraverso preziosi articoli e precisazioni dello storico e musicografo Alfredo Giovine, ammirando gli artefici personaggi i quali hanno costruito il superbo Politeama e la magica sera dell’inaugurazione del più bel gioiello di Bari.
Il vecchio porto di Bari, sonnecchiante ai piedi del Fortino, rappresenta una mesta testimonianza dell’operosa funzione che ebbe in passato. Fra i dondolanti velieri che si cullavano nella sua rada durante le operazioni di carico e scarico vi era il «legno» di Beniamino Petruzzelli, destinato a sparire fra i marosi durante un fortunale in Adriatico. Lo sfortunato capitano si salvò miracolosamente e per risarcire chi gli aveva affidato le merci s’imbarcò sul veliero di “patrùne” (padrone) Volpe, vecchio lupo di mare. Frequentando la famiglia del principale, Beniamino s’invaghì della figlia Teresa che portò all’altare con viva soddisfazione del suocero. Dei figli venuti al mondo sopravvissero Onofrio, Antonio e Maria, andata sposa all’ing. Angelo Messeni. Onofrio e Antonio, abituati a vivere spaccando il centesimo “ci-u spaccàte ièsse u ssanghe”, iniziarono a commerciare aiutando la madre, impegnata a vendere a famiglie baresi corredi, coperte, ecc. che il padre Beniamino acquistava a Trieste allo scopo di risollevarsi dal colpo mancino subìto. Dotati di quel particolare intuito e operosità, caratteristiche dei commercianti baresi, i due fratelli «formiconi» non si limitarono ad accrescere il loro patrimonio, ma vollero realizzare un sogno ambizioso: dotare Bari di un teatro capace di metterla a passo delle grandi consorelle nazionali. Fu così che da un’ex «postura» collocata sotto il pavimento del loro magazzino di Via Melo 77 cominciarono a tirar su una enorme massa di monete di bronzo gettate ogni sera per molti anni attraverso stretti spiragli di una grata di protezione, assicurata con grossi chiavistelli, lucchetti e di notte con cani da guardia. Quando si dette inizio ai lavori del Politeama, ogni venerdì, atletici facchini completamente nudi, con pale e mastelli, riportavano alla luce il denaro accumulato per tanti anni che, ravvolto in rotoli di carta “le tòddere”, veniva caricato su un traino per essere portato il sabato successivo nel recinto del cantiere onde procedere al pagamento del salario settimanale. Per il breve tratto di un centinaio di metri lo scortavano dipendenti di fiducia fra i quali il comm. Nicola Scattarelli, soprannominato “U vìinde” (Il Vento, uomo dinamico), che soleva raccontare particolari episodi di quella gigantesca impresa, sottolineando l’instancabile spirito mercantile dei baresi, che in un clima atto a favorire l’iniziativa potevano mettere a frutto tutte le loro peculiari qualità di popolo operoso capace di trasformare Bari in un formicaio, non sospettando minimamente la futura pugnalata alle spalle del lontano 1991. Così l’inaugurazione del maestoso Teatro avvenne il 14 febbraio 1903 con l’opera da ballo «Gli Ugonotti» di Giacomo Meyerbeer.
Nonostante il freddo, il teatro brulicava di spettatori che, pur ricorrendo al riscaldamento...a fiato soffiandosi sulle dita delle mani, restarono incollati al loro posto a seguire con attento interesse le trame dell’opera e a vivere le emozioni musicali.
D’allora si sono succeduti nel glorioso teatro i migliori nomi del mondo della musica, da Beniamino Gigli a Licia Albanese, da Andrea Mongelli a Ferruccio Tagliavini, da Tito Schipa a Maria Caniglia, Giacomo Dammacco, Enzo De Muro Lomanto, Mario Del Monaco, Vittorio Fullin, Gianna Galli, Alfredo Mattioli, Ester Mazzoleni, Renata Tebaldi, Gino Bechi, Katia Ricciarelli e altre stelle del mondo dell’opera. Il 27 ottobre 1991 rimarrà il giorno più nefasto della storia di Bari; la bandiera dell’orgoglio cittadino è ancora a mezz’asta. Il monumento che i fratelli Petruzzelli dedicarono alla loro città andrà distrutto da fiamme infernali. Novant’anni (oggi siamo arrivati a centoquattro anni, N.d.R.) della nostra storia della musica ridotti a un mucchio di cenere. I baresi hanno pianto quella immensa perdita. Essa ha lacerato i cuori di chi non riesce a dimenticare tante emozioni vissute in questo tempio dell’arte. Un simbolo divenuto, la più nobile espressione della nostra comunità civile. Un’entità fatta propria e ritenuta un bene di ciascun cittadino come fosse il caro gioiello della famiglia barese.
Nel Teatro Petruzzelli sono state date 3214 rappresentazioni d’opere liriche. A chi è appassionato di statistiche, si può dire che nel Petruzzelli sono state rappresentate 164 opere di 81 compositori dei quali Giuseppe Verdi è presente con 844 rappresentazioni. Giacomo Puccini con 660, Pietro Mascagni con 218, Umberto Giordano 148, Gaetano Donizetti 147 e via di seguito. Per quanto riguardano le preferenze dei baresi balza evidente anche all’occhio del più distratto osservatore che l’«Aida», con 185 rappresentazioni detiene il primato insidiato da vicino dalla «Bohème» con 180 rappresentazioni, pur risultando dalle statistiche di tutti i teatri baresi la più rappresentata.
D’altra parte non va sottaciuto l’alternarsi di bacchette leggendarie come Enzo Mascheroni, Nicola Costa, Serafin, Leopoldo Mugnone, Pietro Mascagni, Vincenzo Bellezza, Francesco Cilea, Pasquale La Rotella, Karajan (direttore d’orchestra di levatura mondiale), il nostro Riccardo Muti, gloria pugliese pur essendo nato a Napoli il 28 luglio 1941 da madre napoletana e da padre molfettese. Ma la storia del teatro è stata «scritta» soltanto da «divi»? Abbiamo avuto elementi di valori che hanno lasciato la loro marcata impronta. Fra questi non vanno dimenticati il m° del coro e direttore d’orchestra Achille De Pasquale, il cantante onnipresente Gaetano Fanelli, gli ottimi Catacchio, gli appassionati coristi, la valorosa orchestra. I baresi che hanno ancora l’animo rattristato dal doloroso evento, aspettano che il Petruzzelli torni a «cantare» come una volta calcando il palcoscenico della storia. E, rivolgendosi ai baresi e al mondo intero, possa far sentire il suo squillante e possente annunzio tanto sospirato «Esultate», «ritorno vincitor».

Alfredo Giovine

Bibliografia: Alfredo Giovine, «Il Teatro Petruzzelli di Bari», Biblioteca dell’Archivio delle Tradizioni Popolari Barese, Bari, 1971; «Il Teatro Petruzzelli di Bari», Edizioni Fratelli Laterza, Bari 1983; «Gli 89 anni del Petruzzelli dagli Ugonotti al rogo», La Gazzetta del Mezzogiorno, Bari, 14-02-1992; «Il Teatro Petruzzelli tornerà “vincitor”?», La Gazzetta del Mezzogiorno, Bari, 1-11-1992.
«Teatro Petruzzelli, Corso Cavour». Libro, « Bari Vecchia, una indagine ancora attuale di 20 anni fa», Luigi Chiantera, Edito a cura della Cassiopea Due, Bari, 1978;

Gigi De Santis
Centro Studi “Don Dialetto” – Bari
www.dondialetto.it

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