La volpe rossa
[ Pubblicato Martedì, 11 Dicembre 2007 - 7:57 ]Capire la realtà che cambia può avvenire anche attraverso l'osservazione delle abitudini di quegli animali che un tempo popolavano le nostre campagne e che oggi vedono il loro habitat messo a rischio dal processo di urbanizzazione incessante. Un esempio ne è la volpe rossa, che abita le nostre campagne, che ha ispirato questo breve scritto di Pino Tedeschi.
Se la vedi è gia' morta, perché lei fugge, fugge sempre, appena lascia il suo rifugio che nessuno mai è riuscito a scoprire.
Uno sguardo fuori, uno scatto e via, attraversando campagne e luoghi che ormai non le sono più ospitali; la città è riuscita a "domare" tanti, uomini compresi, tranne lei, che la rifugge restando a ridosso, allontanandosi sempre più, man mano che l'asfalto entra nel terreno disegnando le nuove strade.
L'uomo proprio non lo vuole, non è mica un cagnolino o un gatto da sfilata. Ha altro da fare, deve correre per non soffermarsi un istante in più sulle miserie umane e sulle sue dinamiche: sguardo basso e scatto pronto, guidata dagli odori di un territorio che adesso l'assedia. Ci sono persino le canne d'acciaio a minacciarla ma più che di quelle, di cui si fa regolarmente beffe, si preoccupa delle canne a forma di torri che, improvvisamente ha scorto all'orizzonte; non che non abbia fiducia sulle sue capacità di sfuggire anche a quelle insidie, ma solo non comprende e, per una volta, abbandonando la cautela, si ferma un attimo di più a scrutare, ritta sulle zampe posteriori, la nuova città.
Brutta idea: i fari di un'auto la immobilizzano prima che le ruote la schiaccino. Rimane stesa sul ciglio della strada in tutta la sua selvaggia bellezza, non domata ma libera.
Qualcuno passa e dice: "povero cagnolino", ed invece è la volpe dallo spirito libero, che muore ma non si adegua. E' quell' esempio di coraggio e follia che non c'è più.
E' la volpe rossa, che se la vedi è già morta.
Pino Tedeschi



