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Storia

San Nicola tra mercanti e naviganti

[ Pubblicato Martedì, 11 Dicembre 2007 - 8:02 ]

Bari: San Nicola
Bari - In occasione della festa liturgica di S. Nicola si è svolta un’interessante iniziativa realizzata dalle Associazioni culturali “Il Borgo delle Arti” e “Historia”. Si tratta di un progetto che muove dalla forza aggregante del Santo Taumaturgo e della sua presenza nell’identità dei baresi.

È anche un modo per ricordare la figura del Santo Patrono non solo l’8 maggio, in occasione della ricorrenza della traslazione, ma anche in altri momenti dell’anno. La direzione storico artistica dell’evento è stata curata da Stefano Latorre, presidente dell’Associazione “Historia”. Accanto ad un momento di dibattito su S. Nicola tra fonti storiche e tradizione folklorica che si è tenuto il 4 dicembre presso la chiesa di S. Giovanni Crisostomo, il 5 e il 6 ci sono state delle visite guidate e delle rievocazioni medievali nel borgo antico (mercato medievale, performance teatrali, giocolieri, degustazione di pietanze medievali) e con il coinvolgimento degli abitanti, affiancati da specialisti.
Al dibattito hanno partecipato il prof. Raffaele Licinio, ordinario di Storia medievale all’Università di Bari, nonché direttore del Centro Studi Normanno Svevi, l’attore e regista Dante Marmone e Vito Giuss Potenza regista del film “Nicola, lì dove sorge il sole”. Ha moderato Stefano Latorre.
Licinio ha esordito ricordando la reticenza e la scarsità di fonti storiche sull’episodio del 1087. Ha sottolineato come dovrebbe più correttamente definirsi tale vicenda furto piuttosto che traslazione, termine alquanto rassicurante ma non veritiero nel rappresentare i fatti. Tra l’altro, all’epoca, era quasi normale che gli occidentali trafugassero reliquie dall’Oriente per dare lustro alle proprie città. E lo stesso avvenne per i marinai baresi, più che la fede, fu la convenienza a dettare il furto delle ossa di S. Nicola da Mira che ebbero un valore emblematico per la città di Bari. Licinio, da non credente e storico, non ha la certezza che le ossa conservate nella Basilica siano quelle del Santo, bisognerebbe datarle con il carbonio 14. Ma anche se questo esame fornisse un esito negativo, cambierebbe qualcosa? È la domanda che Licinio si pone. Assolutamente no è la risposta secondo il medievista. Quello che importa è l’identità costruita nel tempo sulle reliquie, S. Nicola è una speranza, è un concetto che non consiste nelle ossa.
Vito Potenza ha ricordato gli esami condotti sulle reliquie negli anni Cinquanta dal prof. De Martino, con i quali si stabilì che si trattava di resti umani, e di quelli condotti dal prof. Introna di recente, sebbene senza riesaminare le ossa. Nuovi esami andrebbero fatti, la scienza odierna ha fatto passi da gigante rispetto all’epoca del prof. De Martino e nuove tecniche di analisi sono disponibili. Marmone nel suo intervento ha affermato il suo interesse, più che per la santità di Nicola, per l’uomo Nicola. La santità discende da una grande umanità. Ha ricordato una sua pièce teatrale di qualche anno fa intitolata “La festa dei pazzi” ispirata al Medioevo e a S. Nicola. Di fronte al popolo scontento che viveva una vita grama e quasi impazziva, i potenti capirono che avevano bisogno di qualcuno per risolvere questa situazione. Da tale necessità nacque l’impresa dei marinai, solo che costoro portarono da lontano un uomo vivo, non le reliquie. Era un uomo che parlava bene e l’avrebbero fatto santo. Innanzi a tale “minaccia” i potenti preferirono farlo uccidere, da morto sarebbe stato più utile per i loro scopi, mentre il popolo piangeva sulla sua tomba. La figura del santo usata come mezzo dal Potere.
Ma qual’era il quadro storico della città di Bari alla vigilia della traslazione nicolaiana? Che città era Bari? Ad illustrarlo è stato Licinio. Nel 1054 era avvenuto lo scisma d’Oriente che aveva separato la chiesa greca da quella latina. La maggioranza dei baresi era di rito greco – Bari sino al 1071 era stata la capitale dei domini bizantini in Italia –, una strenua minoranza era di rito latino e al suo interno pure divisa tra i seguaci di papa Urbano II e quelli dell’antipapa Clemente III. A Bari e in Puglia c’era grande confusione, c’erano tante fazioni, poi nel 1071 dal nord erano giunti i nuovi conquistatori, i Normanni. Tuttavia in città con il nuovo governo non c’era stato ricambio. Era una situazione estremamente complessa ed esplosiva. Il deus ex machina di questa vicenda è l’abate Elia, un abile monaco lungimirante e “traffichino” come tutti i baresi, che gestisce tutta la vicenda delle reliquie che avrebbero potuto portare alla vittoria una fazione sulle altre, invece Elia riesce ad farne un elemento unificante e di identità della città di Bari. «Elia era uno faceva propaganda con le reliquie», ha detto Licinio, «basta vedere quante ne raccolse per la Basilica e le reliquie erano l’oro dell’epoca, rendevano ricchi e la città diventava importante». Elia e le ossa di S. Nicola sono i fondatori dell’identità di Bari. Si è fatto un cenno all’episodio dello scontro tra le guardie del vescovo Ursone, che non accettava un santo orientale essendo fedele al rito latino, e il popolo barese, ben raccontato nel film di Potenza. Le fonti storiche sono lacunose, ma accennano ad uno scontro senza tuttavia specificarne bene la portata. Storicamente lo scontro avvenne.
S. Nicola ancora oggi è l’elemento fondante dell’identità della nostra città e deve essere punto di partenza di tanti percorsi e progetti culturali come quello realizzato dalle Associazioni “Il Borgo delle Arti” e “Historia”.

Vito Ricci

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Commenti inviati

Desidero complimentarmi con Vito Ricci per l'ottimo resoconto della serata dedicata a San Nicola, ma soprattutto per aver in così breve spazio riassunto i prestigiosi ed interessanti interventi degli illustri relatori.
Cordialmente
Vittorio Polito

Caro Vittorio, ti ringrazio per i complimenti. Devo dire che ho imparato ad essere sintetico, è una dote che ogni bravo scrittore deve possedere. Con i papiri e le prosopopee non si va da nessuna parte!
Ciao
Vito

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