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Editoriali

Le ragioni della sapienza

[ Pubblicato Domenica, 20 Gennaio 2008 - 10:52 ]

Il papa rinuncia a tenere un discorso all'Università La Sapienza, perché contestato da un centinaio di studenti e scoppia la Grande Polemica sulla "vergogna italiana di fronte al mondo"; e, come sempre la giostra telegiornalista spinge a fare in questi casi, ci si divide in due fazioni: pro e contro la chiesa, in questo caso.

Inutile cercare di argomentare, in nome del principio di libertà; la legittimità dell'azione degli studenti: chi non condanna quelle azioni diventa nemico del papa. Che tristezza, che errore. Eppure non dovrebbe risultare molto difficile accettare l'idea che quei ragazzi avessero il diritto di non condividere la scelta, fatta dal Rettore, di affidare al Pontefice il compito di inaugurare l'anno accademico; decisione già contestata, peraltro, da numerosi docenti dello stesso Istituto Universitario, attraverso una lettera in cui si ritiene inopportuno affidare il compito di inaugurare l'anno accademico al massimo esponente di una religione, che si è contraddistinto per aver assunto posizioni rigide nei confronti di temi scientifici. Insomma, quei docenti, e quegli studenti, che hanno manifestato, hanno esercitato un sacrosanto diritto: quello di non condividere una scelta, sia pure del loro massimo dirigente cioè il rettore.
Niente da fare: chi in Italia "osa" in questo particolare momento storico, dissentire pubblicamente su interventi del pontefice, viene bollato come nemico della chiesa ed esposto al pubblico ludibrio mediatico.
Accetto il rischio e mi preparo ad assistere alla domenica dell'Orgoglio Cristiano, con migliaia di fedeli in piazza richiamati dal Cardinale Ruini, manco fossero dei militanti partitici.

Giuseppe Tedeschi

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Commenti inviati

La vera tristezza è non avere il coraggio di firmare questo pezzo.

Ciao Michele,
una semplice svista nella pubblicazione, adesso risolta, l'omissione della firma, non altro. Le scuse della redazione ai lettori e all'autore del pezzo.

Concordo su quanto scritto da Pino Tedeschi e aggiungo inoltre che il circo mediatico parla di censura al Papa e alla chiesa quando poi a reti unificate qulsiasi telegiornale o trasmissioni televisive hanno fatto, lo fanno e lo faranno, a gara per sentire le opinioni di qualche "illustre prelato" o dei tanti psudo politici ipocriti italiani che fanno a gara per genuflettersi nella speranza di qualche voto....di scambio.
E di esempi non mancano dai pluri divorziati Casini, Fini, Berlusconi agli atei devoti alla Ferrara fino a i nuovi martiri cattolici alla Mastella ( santo subito) che vogliono decidere loro su dettame del Vaticano ciò che è morale, etico e "cosa buona e giusta".

Che Papa Ratzinger non sia riuscito a tenere la lectio magistralis all'Università "La Sapienza" è solo una quisquilia che il mondo ecclesiastico ha gonfiato ad arte. Ma vi pare che una figura come il Pontefice, in grado di andare e di parlare in qualsiasi parte del globo terrestre, vedendosi garantita la massima sicurezza anche in luoghi difficili, possa preoccuparsi del rifiuto che gli viene dalla porta accanto? Nossignore. La realtà è che da tempo il raffinatissimo e scaltrissimo Ratzinger ha deciso di scendere in campo, in alleanza coi politici eminenti, impostando un apparato ideologico immenso, capace di avere ragione dell'imperante denatalità, della perdita di prestigio della Chiesa, dell'avanzata di altri Paesi, con altre tradizioni (Cina, India) e così via. Con il rifiuto oppostogli dalla Sapienza, il Papa ha avuto l'occasione insperata di farsi vittima e di riscattare il suo oscuro passato (Il Tribunale dell'Inquisizione, in primis, e il rogo di un pensatore geniale come Giordano Bruno).

Giuseppe De Liso

E guarda un po', il Papa ha scoperto che la televisione fa schifo. Dice della «pubblicità ossessiva», di valori di vita «distorti», parla con disgusto di «trasgressionee, volgarità e violenza», rileva il rischio che i media «si strasformino in sistema volti a sottomettere l'uomo a logiche dettate dagli interessi dominanti del momento», mentre tutto questo loro dispendio di energie potrebbe essere «messo al servizio di un mondo giusto e solidale».

Chissà se Ratzinger si riferiva alla ragazza ricoperta di vermi a Ciao Darwin oppure ai giovanotti chiusi in una bolla di plastica nel prequel del Grande Fratello. Chissà, forse ha visto gli azzuffamenti di Amici, traun'ugolata e l'altra, oppure ha visto Malgioglio all'Isola dei famosi, quel Malgioglio che era finito tra le trame dello scandalo di Vallettopoli. Si sarà chiesto, il pontefice tedesco, se fu una cosa giusta e opportuna la diabolica fascinazione del suo devoto Vespa, uno dei suoi fan più sfrenati, dinnanzi al sangue di Cogne, Erba e Garlasco, oppure, magari, gli è piaciuta quella puntata di Porta a Porta dove si parlava di chirurgia estetica ed un tale smanacciava il prorompente seno di una modella a mo' di dimostrazione di ipotetici taglietti. E sicuramente avrà apprezzato quella trasmissione speciale - roba estiva, ovviamente - dedicata a San Francesco d'Assisi in cui il medesimo Vespa ospitava uno Sgarbi che delirava sulla superiorità della civiltà cristiana.

Oggi scopre, il Benedetto, le distorsioni della tv e dei mass media in generale. Però lui e i suoi uomini sanno bene come utilizzare il mezzo. Niente di male, beninteso, ma prendete ad esempio il recente «Papa-day» a San Pietro: la piazza, oltreché materiale, con i tanti fedeli accorsi a prestagli devota testimonianza, era fortemente mediatica, e come tale l'hanno presa i molti politici piamente accorsi, tra cui quelli del centrodestra venuti a passo di marcia per gridare all'«oscurantismo» e alla «negazione della libertà d'espressione»... quello stesso centrodestra ancora fedele al Silvio, colui che proprio quella televisione «materialista», che il Papa ci informa di disprezzare, ha fatto trionfare in Italia nelle ultime due decadi. Nella candida piazza San Pietro, al super-Angelus di solidarietà al pontefice, si vedeva sfilare, oltre alle tranquille famigliole e ai ragazzi di Comunione & Liberazione, quel pezzo di mondo cattolico che farebbe un figurone nei reality show: fedeli di Padre Pio (non a caso grande star dei salotti di Vespa & co) che cantavano a squarciagola, altri vestiti da crociati, altri ancora che brandivano tomi dal titolo «Fate l'amore, non l'aborto». Non è notizia di oggi che nella modernità la religiosità abbia acquisito una sua dimensione assolutamente mediatica, addirittura con venature «pop» (nel senso di «popular»).

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