Federico II: un mito medievale nella cultura di massa
[ Pubblicato Giovedì, 25 Dicembre 2008 - 14:48 ]Bari - Doveva essere l’anteprima barese della presentazione del suo ultimo libro, Lo strano caso di Federico II di Svevia, ma l’autore, il giornalista genovese Marco Brando, non ha potuto esserci a causa della neve a Milano che ha ritardato il volo per Bari.
L’incontro era previsto per 10 dicembre nell’ambito dell’iniziativa, promossa dal Centro studi Normanno-svevi, I mercoledì con la Storia. Marco Brando però tornerà a Bari per un’altra presentazione della sua ultima fatica nel mese di febbraio 2009. Neve e disguidi delle compagnie aeree permettendo.
Il libro di Brando sta avendo un buon successo a livello nazionale ed è un opera unica nel suo genere. Non una biografia, come l’autore tiene a precisare, ma una lettura ed un’indagine attorno al mito di Federico II nella cultura di massa. Un libro fortemente consigliato agli appassionati di Medioevo che riportata la figura dell’imperatore svevo nell’alveo della storia medievale sottraendolo al mito al quale è stato “condannato” dalla società di massa.
In assenza dell’autore a conversare sul caso Federico II sono stati Raffaele Licinio, direttore del Centro studi normanno-svevi e autore della prefazione del libro, e Victor Rivera Magos. Quest’ultimo, introducendo l’argomento, ha sottolineato come la società moderna abbia bisogno dei miti per fondare la propria conoscenza e di come Federico II nell’immaginario pugliese rappresenti il volto laico della regione (quello religioso è rappresentato dalla figura di S. Pio da Pietralcina). Vi è un uso strumentale dello Svevo creato ad uso e consumo dei turisti, quasi un feticcio di cui un certo marketing territoriale si avvale, pensiamo ad Castel del monte e a tutte le vicende esoteriche oppure ai castelli federiciani che invece sono normanni, angioini o aragonesi, perché Federico II attira, potremmo dire, usando un termine oggi in voga, Federico II è cool.
Licinio ha fatto notare come il libro di Brando non demolisca il mito di Federico II, ma lo moltiplichi per tre, a seconda dell’ambito territoriale che si considera. Nel Mezzogiorno italiano, e in Puglia in particolare, è un mito positivo, nell’Italia settentrionale, nell’Italia dei Comuni e della Padania, è invece un mito negativo, quasi accostato alla barbarie, mentre in Germania è un mito dimenticato, rimosso ed oscurato. La nascita del mito di Federico II, afferma Licinio, è colpa degli storici che non hanno saputo spiegare alla cultura di massa la necessità di mutare opinione sulla Storia, di darne una lettura nuova e diversa, quello che comunemente viene detto revisionismo; invece gli storici hanno inchiodato la cultura di massa facendo di Federico II un’invenzione.
Una delle spiegazioni che vengono date a sostegno dell’identità pugliese rappresentata dallo Svevo è l’appellativo di Puer Apuliae, ma in realtà si tratta di un clamoroso equivoco. Tale epiteto, ha spiegato Licinio, non c’entra niente con la Puglia e la pugliesità di Federico II è del tutto inventata se stiamo all’analisi storica. La Puglia come la intendiamo oggi, all’epoca dell’imperatore svevo, come entità non esisteva, si poteva parlare tutt’al più di Puglie. Ma l’espressione Apuliae è da intendersi come Italia meridionale, le terre del Regno di Sicilia, non vi è alcun legame con la regione. Puer Apuliae è un titolo che Federico II non accettò mai in quanto aveva una connotazione negativa. Gli era stato attribuito dagli intellettuali tedeschi partigiani di Ottone di Brunswick nello scontro per la successione al trono imperiale con intento spregiativo per sottolineare che Federico II era nato in Italia e che non aveva raggiunto la maggiore età (in tal modo deve essere letto puer). Potremmo dire, usando termini moderni, che gli intellettuali tedeschi gli avevano dato, non solo dell’immaturo, ma l’avevano definito terrone. L’appellativo Puer Apuliae compare una sola volta nel Mezzogiorno italiano, così si rivolgono all’imperatore in una lettera del 1239 i mercanti di Brindisi per ottenere degli sgravi fiscali sui loro commerci. E poi dove sta il forte legame tra Federico II e la Puglia, si chiede Licinio. Lo Svevo fu un sovrano itinerante, che si spostava frequentemente sul territorio, non si può affermare che il suo luogo più amato fu la Puglia. Dov’è la sua pugliesità? E’ nato nelle Marche, ha vissuto in Sicilia e Germania, la prima volta che è stato in Puglia è nel 1221 e, udite udite, probabilmente non ha mai messo piede a Castel del monte. Allo stesso modo anche l’altro appellativo con il quale ci si riferisce a Federico II, Stupor Mundi, è al centro di un equivoco. Non è da collegarsi alle sue opere, ma gli fu attribuito alla nascita, quindi …
Un capitolo del libro di Brando è dedicato alla figura di Federico II come play boy, altra faccia del mito di massa. È il fascino del potere ha sostenuto Licinio che porta ad immaginare Federico II come bello, alto, bruno, aitante come in genere si è fatto nel cinema. In realtà, stando ad uno storico arabo, Federico II era pingue, miope e calvo.
È interessante notare come Federico II non abbia mai avuto tanto successo nel cinema, che pure è una dei veicoli della cultura di massa. Sono stati girati alcuni film sull’imperatore svevo però con esiti scarsi, se non disastrosi. È il caso di Stupor Mundi di Squitieri che, secondo Licinio, avrebbe tirato fuori il peggio del mito federiciano presentando un personaggio per nulla simpatico, poco credibile, tutto concentrato sui problemi del mondo e privo di umanità. Ultimamente è uscito Il giorno, la notte. Poi l’alba di Bianchini nel quale il mito Federico II incontra Francesco d’Assisi (altro mito costruito dalla cultura di massa) per raccontare di un fatto leggendario riportato nell’Ottocento dallo storico barese Petroni avvenuto in una torre del castello di Bari, ove Federico II avrebbe messo alla prova, con la tentazione di un’avvenente e disponibile fanciulla, la santità del poverello di Assisi. Spesso nei film viene tolta la dimensione umana a Federico II, esaltandone la visione mitica. L’insuccesso del personaggio Federico II nei film è dovuto al fatto che il cinema i miti li crea da sé e non riesce a rappresentare un mito adulto, come quello dello Svevo.
Il mito federiciano nasce negli anni Trenta, durante il Fascismo, quando gli storici locali furono convocati al Minculpop e fu chiesto loro di individuare un personaggio che legasse Italia e Germania (erano i tempi dell’Asse Roma-Berlino). E chi meglio di Federico II? Imperatore germanico nato in Italia, re di Sicilia? Nasceva così a tavolino il mito nella cultura di massa, sino ad allora lo Svevo era praticamente sconosciuto ai più in Puglia. La sua notorietà crebbe a dismisura nel dopoguerra sino ai nostri giorni, cristallizzandosi nell’immaginario collettivo.
Nell’opinione pubblica Federico II è ciò che vorrebbe fosse stato, ma non lo fu storicamente. Il personaggio storico non interessa, è il mito ad avere ragione. Si è avuta una vera e propria strumentalizzazione di Federico II per evidenziare gli aspetti positivi del Mezzogiorno. Gli storici hanno le loro colpe e non si sono interessati dell’impatto che gli stereotipi possono avere sull’opinione pubblica tacendo sovente sulla visione mitizzata di Federico II.
Per capire Federico II, ha concluso Licinio, bisogna collocarlo nel Medioevo e basta.
Vito Ricci


