Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior...
[ Pubblicato Domenica, 11 Gennaio 2009 - 13:27 ]Nell'anniversario dei dieci anni dalla scomparsa di Fabrizio De André mi sembra doveroso rivolgergli un sentito e profondo ringraziamento. Doveroso non per la ricorrenza di un anniversario o per mera retorica celebrativa, ma per fargli sapere, ovunque si trovi, che è anche merito suo se la nostra mente e la nostra anima hanno continuato a nutrirsi in questi anni, evitando per quanto possibile quella morte psicologica, intesa quale scarso attaccamento alla vita, che lo stesso Fabrizio temeva.
Rivolgo questo tributo, questo mio ricordo all'uomo che ha saputo cogliere le tante sfumature che la vita offre e che ha avuto il dono, la capacità ed il coraggio di riviverle, reinterpretarle e ridisegnarle nella sua musica. Non è mia intenzione ricordare De Andrè come un mito o un mostro del panorama musicale; preferisco riportare il mio pensiero al Fabrizio uomo, con tutti i suoi punti di forza e le sue debolezze, sperando di non fargli torto. Ma se un po' ho e abbiamo imparato a conoscerlo attraverso la sua arte, sappiamo che anche lui avrebbe preferito così. Molto più vicino alle figure umane ai margini, deboli, delicate e violente, fatte di carne e ossa, di sogni e delusioni, quelli che “se tu guarderai, se giudicherai da buon borghese, li condannerai a cinquemila anni più le spese, ma se capirai, se ricercherai, fino in fondo, se non sono gigli son pur sempre figli, vittime di questo mondo”, che Fabrizio ha incontrato nel suo cammino quotidiano, trasformandole poi in versi e note.
Oggi è certo un giorno particolare...ma quando incontri Fabrizio e le sue canzoni, quando lo inizi ad assaporare, quando ci entri in confidenza, quando ti comincia a risvegliare ciò che hai dentro, diventa una qualcosa parte di te che ti porti insieme ogni giorno ed ogni mese dell'anno, non solo a gennaio.
Per questo motivo sono sicuro che come me, tante altre persone lo ricordano quotidianamente, ascoltando la sua musica, le sue parole e, in fondo rammaricandosi che sia andato via forse un po' troppo presto...
Grazie ancora amico fragile!
Vito Paparella



