Lettera aperta su: Serracchiani e Congresso PD
[ Pubblicato Mercoledì, 10 Giugno 2009 - 17:24 ]Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Dario Ginefra, Segretario provinciale PD - Bari, su Debora Serracchiani
"Sono passati pochi giorni dalle elezioni europee, il risultato delle amministrative è ancora da definire completamente (perché, è bene tenerlo presente, il 21 giugno ci giocheremo delle partite importanti) e già si apprende di preparativi alle grandi manovre, con conseguenti spostamenti di truppe e di ufficiali, in funzione degli equilibri congressuali del Partito Democratico. Vengo, in particolar modo, a sapere di disegni sulla figura di Debora Serracchiani. Ovviamente, non intendo minimamente discutere delle qualità politiche e personali di Debora, della passione con cui si è impegnata nel progetto del Pd, della grinta e della determinazione con cui ha messo tutta se stessa nelle elezioni europee che l’hanno vista candidata. Tutte cose che sono pronto a riconoscere. E però, in tutta franchezza, mi sento di dover esprimere i miei dubbi, se non proprio il mio disagio, di fronte all’ennesima operazione costruita attorno al personaggio mediatico di turno. Il personaggio che suscita scalpore ai Tg, il personaggio il cui famoso grido d’allarme, rivolto ai vertici del partito, circola su youtube, viene ripreso sui social network, viene rimandato mille e mille volte sui forum di discussione telematici. E non sto dicendo che Debora sta montando una speculazione o una campagna pubblicitaria su se stessa. Dico che mi sembra di assistere, una volta di più, e al di là delle stesse intenzioni di Debora, all’ansiosa ricerca del leader taumaturgico, della persona che da sola può salvare le sorti del partito: persona a cui viene riconosciuto questo potere perché “appare”, perché “buca lo schermo”. Ecco i motivi per cui parlo di operazione mediatica. Un’operazione in cui si inseguono, o ci si illude di inseguire, i modelli e gli schemi della destra. Senza aver capito che ormai non è più vero che la destra vince perché è trascinata dalla figura carismatica del “grande capo”. Non si comprenderebbe, altrimenti, il clamoroso successo della Lega, che in quest’ultima tornata elettorale, oltre a consolidare il suo potere al Nord, è riuscita nello sfondamento al Centro.
La destra vince perché rappresenta in maniera organica determinati blocchi sociali, sintetizzandone gli interessi. Vince perché ha elaborato un modello culturale che ha saputo imporre nella maniera di pensare degli italiani, prima ancora che nelle urne. Un modello culturale basato sull’individualismo e sui piccoli egoismi, su cui noi, certamente, non siamo d’accordo. Ma siamo stati in grado di individuare e proporre modelli alternativi e – soprattutto - convincenti, o abbiamo finora navigato a vista? Di questo, mi sembra, si deve parlare. Su questi temi siamo chiamati a confrontarci. Non su chi sia il personaggio che detiene la “formula salvifica”. Anche perché operazioni del genere, in piena franchezza, mi sembrano scorciatoie, soluzioni imposte dalla fretta. E la fretta è l’esatto contrario della democrazia. Capisco che non siamo più abituati a un ragionamento del genere (condizionati come siamo, anche in politica, dai ritmi televisivi), ma la democrazia richiede calma, pazienza e, soprattutto, lentezza.
E allora, l’invito che mi sento di rivolgere, a tutte e a tutti, è quello di utilizzare gli spazi di riflessione che si aprono in vista del congresso del Pd, per interrogarci e per confrontarci sul profilo del partito, sul suo orizzonte ideale e valoriale, sulle risposte ai grandi temi sociali, culturali, etici, economici. Recuperare il senso della politica come progetto collettivo: questa è la sfida che abbiamo davanti. Non possiamo più permetterci, perché non lo capirebbero per primi i militanti, i sostenitori e gli elettori, soluzioni di alchimia politica, basate sulla composizione ingegneristica degli organigrammi o sugli “imbellettamenti”."
Dario Ginefra
Ecco chi è Debora Serracchiani?


