Approvato in commissione a maggioranza il Piano di tutela delle acque
[ Pubblicato Mercoledì, 16 Settembre 2009 - 15:52 ]Con l’astensione della minoranza e dell’Italia dei valori, la quinta commissione del presidente Pietro Mita licenzia il Piano di tutela delle acque. “Un progetto ambizioso – secondo l’assessore ai lavori pubblici, Fabiano Amati – che introduce importanti tematiche innovative emerse a livello comunitario, assumendole a strategie di riferimento”.
Ai componenti della commissione l’assessore spiega gli obiettivi di questa iniziativa della giunta. “Innanzi tutto – dice Amati – la tutela integrata e sinergica degli aspetti qualitativi e quantitativi delle risorse idriche, al fine di perseguire un utilizzo sostenibile, in grado di assicurare l’equilibrio tra la sua disponibilità naturale e fabbisogni delle comunità”. Altro aspetto cui fa riferimento l’assessore, riguarda l’introduzione degli obiettivi di qualità ambientale come strumenti guida dell’azione di tutela “che hanno il vantaggio di spostare l’attenzione dal controllo del singolo scarico all’insieme degli eventi che determinano l’inquinamento del corpo idrico”.
In questo modo, quindi si punta alla “prevenzione”, anche attraverso “adeguati programmi di monitoraggio dello stato dei corpi idrici e dell’efficacia degli interventi previsti”.
La Puglia presenta delle caratteristiche idrologico-ambientali condizionate dalla scarsa disponibilità idrica superficiale, un requisito spesso esasperato dai fattori climatici, elemento questo che secondo i tecnici dell’assessorato, influenza notevolmente lo stato quantitativo delle risorse idriche.
Questo per quanto riguarda la programmazione, poi dal punto di vista del campo di applicazione l’assessore ha sottolineato che “dovranno adottarsi sistemi di protezione statica della risorsa idrica attraverso l’applicazione di divieti, vincoli, regolamenti per evitare il degrado delle acque”.
Amati fa riferimento alle fognature, alle opere varie ferroviarie e in genere e alle infrastrutture di servizio. Quindi in programma nuove discipline per gli scarichi delle acque reflue domestiche e quelle assimilate, per le acque meteoriche e di lavamento di prima pioggia, oltre quelle da sottoporre a depurazione; nuove norme anche per la gestione e lo smaltimento dei fanghi di depurazione.
Nel campo specifico dell’applicazione del Piano i consiglieri regionali presenti in commissione hanno espresso le loro perplessità.
Ignazio Zullo (LPpdt) ha posto la questione del sottodimensionamento degli impianti di depurazione nel comune di Cassano, chiedendo “come la Regione intende raggiungere l’obiettivo della qualità”.
Il consigliere Carlo Laurora (Udc) ha posto il problema dell’armonizzazione del Piano con tutte le leggi esistenti in materia di tutela del territorio.
Tommi Attanasio (An/Pdl) ha sottolineato che “si tratta di un progetto ambizioso condivisibile, ma bisogna accertare come tutta la serie di divieti previsti non vada ad appesantire in modo sconveniente il mondo delle imprese”.
Donato Pentassuglia (Pd) ha espresso l’esigenza di effettuare una verifica sul territorio per capire quali sono i comuni che necessitano di maggiore attenzione, ponendo una tensione particolare alla questione dei pozzi ad uso agricolo e alla sburocratizzazione delle autorizzazioni, “questione che ha creato non pochi problemi nei comuni di Massafra e Palagiano”.
Michele Ventricelli (Sinistra e libertà) ha detto che “bisognerebbe monitorare tutto l’iter relativo ai controlli degli impianti di depurazione con una scheda analitica degli interventi da effettuare laddove è necessario”.
Marcello Rollo (Forza Italia) “Questo progetto – ha detto l’esponente del Pdl – non rappresenta nulla di nuovo, non risolve i problemi antichi della gestione delle risorse idriche e del risanamento della falda acquifera. Penso che sia giunto il momento, invece, di affrontare le questioni per risolverle”.
Il presidente Mita ha chiesto ai componenti della commissione di riservarsi in sede di seduta consiliare l’opzione di presentazione di eventuali emendamenti verso i quali peraltro l’assessore Amati si è dichiarato disponibile ad un confronto costruttivo.
L’esponente dell’Italia dei valori, Giacomo Olivieri, si è astenuto dal voto, perché ha lamentato l’assenza di consultazione con il mondo agricolo e poi perché ritiene che si debba affrontare la questione della perdita dispersiva delle acque gestite dall’acquedotto pugliese. (pat.sga.)


