Legge regionale a tutela delle volte a botte
[ Pubblicato Martedì, 20 Ottobre 2009 - 15:45 ]Sì a maggioranza: 45 voti favorevoli e un solo astenuto - il consigliere An Nino Marmo, “a titolo personale” - il Consiglio regionale ha approvato il disegno di legge che valorizza il sistema costruttivo delle “coperture a volta”. Quasi unanimità, quindi, sulla tutela delle “volte a botte” nell’edilizia pubblica e privata, ma non sulla prevalenza di queste tecniche tradizionali nel territorio salentino.
È stato Marmo a sollevare in Aula perplessità su due “lancinanti espressioni” nella relazione al ddl, illustrata dal presidente della quinta commissione, Pietro Mita. Il consigliere andriese ha contestato l’insistenza su differenziazioni edilizie tra Puglia e Salento: “quella delle volte a botte - ha sostenuto - è una tecnica diffusa in tutta la regione, non è esclusiva del territorio salentino”. Mita ha difeso la peculiarità delle “coperture voltate”, come caratteristica “culturale e geografica della terra salentina”.
D’accordo con la tesi di Marmo Donato Pentassuglia, dai banchi del centrosinistra. Il capogruppo dei Socialisti Autonomisti Aurelio Gianfreda ha rivendicato invece una maggiore diffusione “percentuale” nel Tacco di volte a botte, a crociera, a stella, ricordando che il Salento non è solo Lecce, ma comprende aree tarantine e brindisine. In posizione intermedia e di dichiarata mediazione i consiglieri Zullo (la Puglia prima di tutto), Attanasio e Ruocco (An-Pdl) e con accenti particolari anche Borraccino, della Sinistra Popolare.
Decisiva la proposta del presidente Pepe, che ha ottenuto il consenso di Mita a modificare in parte la relazione. Resta il riferimento alla “promozione di costruzioni tipiche, presenti sul territorio della Puglia e in particolar modo della penisola salentina”. Solo “parzialmente soddisfatto” della correzione Marmo, che ritiene comunque condivisibile il testo legislativo, nel quale si fa riferimento esclusivamente all’area regionale, senza specificazioni locali. Da qui l’astensione e non il “no” alla legge”.
Sei gli articoli, che insistono sulla volontà di promuovere tecniche proprie della storia pugliese. Non sono previsti finanziamenti regionali, ma le amministrazioni locali sono invitate ad incentivare quei sistemi costruttivi “più costosi” di altri. Un emendamento dell’assessore Barbanente e del consigliere Gianfreda, passato a maggioranza, chiede ai comuni di applicare “al costo base per l’edilizia agevolata un coefficiente massimo di correzione pari allo 0.60%”. Contraria l’opposizione (Marmo ha confermato l’astensione): Ruocco ritiene la modifica “un’invasione di campo su una discrezionalità che compete ai comuni”, l’argomento andava quindi discusso prima con le autonomie locali. (fel – s.s)


