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Lettere alla Redazione

8 Marzo: verso la solidarietà senza dimenticare

[ Pubblicato Giovedì, 11 Marzo 2010 - 16:34 ]

A distanza di pochi giorni dalla ricorrenza dell' otto Marzo, Festa della Donna, passata in realtà piuttosto in sordina, ospitiamo questo intervento di Roberta Villasmunta, impegnata nell'ambito del mondo sindacale bancario, che pone qualche interessante punto di riflessione rispetto ad un tema, quello delle pari opportunità di genere, spesso trattato con superficialità o, peggio, con approcci essenzialmente burocratici.

Al di là della retorica, oltre la speculazione e la strumentalizzazione dell'evento, l'8 marzo dovrebbe rappresentare per ciascuno di noi un momento di riflessione non soltanto sugli avvenimenti storici legati a questa data per non dimenticare la sofferenza e il sacrificio costate a tante donne ma anche - e soprattutto - su quanto è stato sinora fatto e su quant'altro bisognerà lavorare per realizzare una condizione di assoluta parità uomo - donna, pur nella evidente diversità dei generi.La mia esperienza lavorativa prima e il mio impegno sindacale ora, portandomi a contatto quotidianamente con diverse realtà nelle quali operano donne e uomini, hanno maturato in me la triste consapevolezza che spesso, negli ambienti di lavoro, il maggior limite all'emancipazione della donna è la donna stessa. Non a caso, quando nel medesimo luogo di lavoro vi è una più o meno alta concentrazione femminile, capita che quel conflitto fisiologico -che è assolutamente normale nell'interazione sociale- viene amplificato, esaltato, esasperato dal maggior spirito di competizione, da gelosie, da un generico malcontento, mediato quasi sempre da uomini, quasi sempre in ruoli di responsabilità.
Un'attenta analisi dei fatti e una buona conoscenza del genere - cui sono orgogliosa di appartenere - mi induce a pensare e a credere, pur nell'impossibilità di stabilire una netta linea di demarcazione tra quanto è tipicamente femminile e quanto no, che, a differenza del genere maschile, noi donne siamo meno 'capaci' di far gruppo, di fare 'gioco di squadra'. La spiegazione è certamente nell'essere donna, nel nostro essere complesse e talvolta complicate, nel diverso approccio ai problemi, alla vita, ma anche perché il modello cui facciamo riferimento (professionalmente parlando) è coniugato ancora al maschile.Weber sostiene che il grado di prevedibilità dell'agire e delle aspettative reciproche è in relazione al grado del senso codificato: la presenza di un codice di comportamento assicura in grado abbastanza elevato l'osservanza di orientamenti di senso codificati (Weber M., Economia e società, I-II, Comunità, Milano 1961).Un'omologazione indispensabile -anche oggi- per ricoprire determinati ruoli, non di rado, ad un prezzo altissimo e talvolta a spese di qualcun'altra.Ritengo che il primo passo verso lo sradicamento di questa consolidata tendenza per l'affermazione di un nuovo modo di pensare ruoli e relazioni, valorizzando le peculiarità di genere anche in un discorso più ampio di pari opportunità, debba partire da una maggiore attenzione delle donne verso le donne, da una energica spinta di solidarietà veicolata da comportamenti propositivi, nel rispetto delle diverse identità.

Roberta Villasmunta

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