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La regionalizzazione del patto di stabilità interno. esperienze regionali a confronto

[ Pubblicato Lunedì, 4 Aprile 2011 - 20:32 ]

Si è svolto questa mattina all'Università di Bari un incontro promosso dalla Regione Puglia e dall’Ipres sulle opportunità per le Regioni di liberare risorse a favore del sistema degli enti locali. In particolare si è parlato della regionalizzazione del patto di stabilità interno quale strumento in grado di consentire un aumento della capacità di spesa e migliori risultati in termini di utilizzo delle risorse disponibili per il sostegno degli investimenti e delle politiche di sviluppo.

Il confronto è stato favorito anche dalla presenza di rappresentanti del Ministero dell’Economia e delle Finanze e di Regioni quali la Toscana, il Piemonte e l’Emilia-Romagna, che hanno intrapreso questo percorso e che possono rappresentare un valido riferimento per le azioni che la Regione Puglia vorrà intraprendere nei prossimi mesi.

All’incontro hanno preso parte l’ispettore Generale Capo dell’Ispettorato Generale per la finanza delle Pubbliche Amministrazioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze - Ragioneria Generale dello Stato Salvatore Bilardo, gli assessori della Regione Puglia al Bilancio e programmazione Michele Pelillo e al Sud e federalismo Marida Dentamaro, il prorettore dell’Università di Bari Augusto Garuccio, il presidente dell’Ipres Nicola Di Cagno, il direttore dell’Area Programmazione e finanza della Regione Puglia Mario Aulenta, il dirigente dell’Ufficio Bilancio della Ragioneria della Regione Puglia Angelosante Albanese, il direttore Generale alle Risorse Finanziarie e Patrimonio della Regione Emilia-Romagna Onelio Pignatti, Matteo Barbero e Igor Lobascio della Direzione Programmazione Strategica della Regione Piemonte, Letizia Ravagli, ricercatrice dell’Irpet e Roberta Garganese, ricercatrice dell’Ipres.

Michele Pelillo ha messo in evidenza “due forti criticità nella gestione finanziaria dell’ente, derivanti dai criteri adottati per il riparto del fondo sanitario nazionale e per la determinazione degli obiettivi del patto di stabilità interno, fonte di disuguaglianze importanti tra le Regioni. A titolo di esempio, per quanto riguarda il patto di stabilità, le risorse di cassa pro capite per la Puglia per l’anno 2009 ammontano a 356 euro, a differenza dei 478 euro per l’Emilia-Romagna, dei 535 euro per la Toscana o addirittura ai 1.238 euro della Basilicata. È vero che qualsiasi criterio di riparto è discutibile, ma quello adottato si è rivelato sbagliato e ha prodotto inequità ingiustificate e ingiuste”.
Inoltre, l’anno preso a riferimento per la definizione degli obiettivi, il 2005, ha penalizzato ulteriormente la Puglia dal momento che la spesa era risultata sensibilmente inferiore a quella degli anni precedenti. In ogni caso la proposta di estendere l’orizzonte temporale di riferimento è stata accolta: per l’anno 2011 il riferimento è il triennio 2007-2009.
L’assessore Pelillo ha anche ribadito l’importanza della verifica di tutte le possibilità percorribili e si è dimostrato aperto sia all’opzione della regionalizzazione orizzontale sia alla verifica della possibilità per la Regione Puglia di cedere risorse sulla base degli obiettivi di competenza per il 2011, dal momento che non ci sono margini in termini di cassa.

Marida Dentamaro ha voluto sottolineare come “la regionalizzazione del patto sia uno strumento per rimediare parzialmente alle criticità derivanti dall’applicazione del patto stesso” e come sia importante “provare a rimuovere le criticità a monte piuttosto che introdurre dei lievi rimedi a valle”.
L’assessore Dentamaro ha voluto ricordare inoltre che il patto si chiama ‘di stabilità e crescita’ e che forse una interpretazione volta anche alla crescita sarebbe auspicabile. “È sempre più necessario – ha detto – che alle amministrazioni sia consentito di svolgere il loro ruolo di sostegno allo sviluppo e alla crescita dei territori.”
Ha puntato infine sulla necessità di compattezza del sistema degli enti territoriali e sull’esigenza di “cercare percorsi il più possibile condivisi per supplire alle carenze del federalismo istituzionale, che sta minando in concreto l’attuazione del federalismo fiscale”.

Salvatore Bilardo, ricordando che la Costituzione affida alle Regioni il ruolo di coordinamento della finanza pubblica, si è dimostrato “certo che la conoscenza da vicino di un territorio consenta di risolvere le problematiche e di gestire meglio i rapporti con gli enti locali”.
Bilardo si è dimostrato comunque d’accordo con quanto richiesto ad esempio dal direttore dell’Area Programmazione e finanza della Regione Puglia Mario Aulenta, ovvero con il superamento del criterio del limite della spesa degli enti per tornare al concetto del saldo di competenza mista, che meglio può garantire l’autonomia dell’ente.
Ha invece escluso la possibilità di eliminare dal patto le quote di cofinanziamento alle risorse comunitarie da parte degli enti locali – come ribadito ad esempio dall’assessore Dentamaro – poiché questo comporterebbe uno sforamento di 3,5 miliardi di euro.
Riconosciute le conseguenze negative del patto di stabilità nei confronti delle spese per investimenti derivanti dall’impossibilità per gli enti di comprimere gli impegni correnti, Biliardo ha evidenziato come la questione sia “una scelta di politica economica: ridurre il livello di indebitamento netto (e le sollecitazioni del Fondo monetario internazionale e dell’Unione europea muovono in tal senso) oppure favorire lo sviluppo e la crescita”.

Infine, fondamentali per l’attuazione della regionalizzazione del patto di stabilità interno sono da un lato l’esistenza di una perfetta organizzazione e tecnostruttura in tutti gli enti locali, dall’altro la disponibilità delle informazioni per l’attuazione di un monitoraggio costante. In tal senso la Ragioneria generale dello Stato si è dichiarata disponibile a garantire un accesso istantaneo alle fonti informative che derivano dal monitoraggio periodico dello Stato nei confronti delle Regioni sul rispetto del patto di stabilità.

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