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Settant'anni dopo il soldato Pepe ritorna nella sua Terra

[ Pubblicato Sabato, 9 Aprile 2011 - 10:34 ]

Francesco Pepe
Modugno - Non si poteva scegliere migliore occasione, quale quella delle celebrazioni per i 150 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia, per il ritorno nel paese d’origine dei resti mortali del soldato modugnese Francesco Pepe, caduto il 16 aprile del 1941 sul fronte greco/albanese a seguito delle gravi ferite riportate nel combattimento che permise la riconquista del passo di Klisura.

La cerimonia, iniziata nella mattina del giorno 8 aprile scorso presso il Sacrario dei Caduti d’Oltremare di Bari, con la consegna solenne alle rispettive Autorità cittadine dei resti di 13 Caduti, dei quali Francesco Pepe era l’unico pugliese, è proseguita in forma più raccolta e sentita nella Chiesa Matrice Maria SS. Annunziata, alla presenza delle Autorità militari e civili. Al rito della benedizione dell’urna, celebrato dal parroco don Nicola Colatorti, hanno presenziato il Sindaco di Modugno, dott. Giuseppe Rana, la Presidente del Consiglio Comunale, avv. Stella Sanseverino e le rappresentanze delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma di Modugno e dei Comuni limitrofi, fra cui la delegazione bitontina dell’Istituto delle Guardie d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon. Da evidenziare la presenza altresì della delegazione dell’Associazione Nazionale del Fante – Sezione di Val Menaggio (CO), alla sua prima partecipazione dopo la sottoscrizione del protocollo d’intesa con il Comitato Feste Patronali e le locali Associazioni Combattentistiche e d’Arma, un cui iscritto ha avuto l’onore di portare l’urna in solenne corteo dalla Chiesa al camposanto cittadino.

Al termine del rito, prima dell’allocuzione del Sindaco Rana, il quale ha evidenziato nel suo intervento il valore del sacrificio di Francesco Pepe e di tanti silenziosi eroi ai quali dobbiamo la riconquista delle libertà civili e democratiche, è stata data lettura di un messaggio di saluto a firma del Presidente Nazionale dell’Associazione del Fante, il M.d.L. Antonio Beretta. Particolarmente toccanti, nel messaggio, gli accenni al superamento delle divisioni di parte e l’invito a guardare con spirito di gratitudine al supremo sacrificio di Francesco Pepe, ed i
riferimenti al Beato Papa Giovanni XXIII, da poco proclamato Patrono dell’Esercito Italiano, già Fante presso il 73° rgt. f. “Lombardia”, cui è stata affidata la celeste intercessione per tutti i Caduti. Al termine della lettura del messaggio, lo stesso è stato consegnato alla figlia del Caduto, visibilmente commossa.

Ma chi era Francesco Pepe?

Nato a Modugno l’8 gennaio 1915 da Domenico e Anna Caputo, da poco coniugato con Giacoma Muraglione, dalla quale ebbe una figlia, Anna, di soli tre mesi quando egli cadde in combattimento, venne mobilitato allo scoppio del secondo conflitto mondiale nell’11^ Armata – VIII Corpo d’Armata – 47^ Divisione di Fanteria “Bari”, dislocata sul fronte greco/albanese. All’atto dell’avanzata finale italiana l’11^ Armata, iniziò il proprio movimento il 13 aprile lungo la direttrice Tepeleni – Argirocastro - bivio di Kalibaki – Gianina - Missolungi. Anch'essa incontrò una dura resistenza e difficoltà rilevanti connesse al movimento e dove le interruzioni erano sempre faticose da superare. Nonostante tutto il 17 riconquistò Klisura. In quello stesso
giorno lo schieramento delle retroguardie avversarie dal Tomori al mare era crollato; la sinistra dell'Armata, con la Pusteria, attestava ad Ersekë; al centro la Bari risaliva la valle della Vojussa verso Premeti, mentre in quella del Dhrinos la Ferrara e la Casale si avvicinavano ad Argirocastro; l'ala destra, alquanto più arretrata, era a Porto Palermo. Fra il 19 ed il 22 reparti della Bari, della Cagliari e della Cacciatori delle Alpi ebbero ragione della testa di ponte di Perati, congiungendosi con quelli della 9^ Armata giunti in contemporanea.

Il 22 aprile 1941, la resa senza condizioni di tutte le forze armate greche ed il “cessate il fuoco” vennero firmati a notte inoltrata dai plenipotenziari ellenici ed italo tedeschi. Le operazioni italiane terminarono con l'occupazione di Corfù il 28 e delle isole di Cefalonia, Zante ed Itaca il 30 aprile.

Sono passati da allora settant’anni: l’importanza dell’evento modugnese non consiste tanto nello scenario in cui s’è consumato il fatto d’arme, uno scenario del ‘900, di quello che ormai è definito il “secolo breve” dal momento che i fatti dell’epoca esulano dal nostro giudizio per essere consegnati alla Storia, unico e sovrano giudice delle umane vicende, quanto piuttosto nell’esaltazione del senso del dovere che ha caratterizzato l’azione del nostro Caduto, un’azione ispirata ad una consapevole partecipazione e ad un’assunzione di corresponsabilità che, in obbedienza al giuramento prestato, lo ha portato al supremo sacrificio di sé.
Ciò basta, prescindendo dalle considerazioni relative alle vicende che furono scenario ai fatti, a rendere esemplare e degna di reverente gratitudine la memoria di Francesco Pepe e di tanti che come lui hanno sacrificato la propria esistenza per amore della nostra Patria, di cui in questi giorni ricordiamo i Suoi primi 150 anni.
Non già, quindi, vuota e anacronistica retorica bensì un doveroso e sentito omaggio alla memoria di coloro i quali, con il loro sacrificio hanno scritto col sangue una pagina della nostra Storia indicando a noi posteri il cammino del dovere, un cammino che non ha connotazione alcuna, in quanto valore universale e condiviso.
Ed è con questo spirito che guardiamo con ammirazione a uomini come Lui, ai quali dobbiamo tanto ed ai quali dobbiamo immensa riconoscenza. Soldato Francesco Pepe: PRESENTE!

Savino VIGNOLA

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