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Firenze, Michele Emiliano al convegno PD sul federalismo: “Bisogna ripartire dalla riforma del Titolo V della Costituzione”

[ Pubblicato Domenica, 3 Luglio 2011 - 10:57 ]

emiliano-federalismo.jpg
Il sindaco di Bari e Presidente del Pd Puglia Michele Emiliano è intervenuto nel pomeriggio a Firenze, assieme ad altri amministratori locali, al convegno nazionale del Partito Democratico “Innovare il Paese. L’Italia intera - Le nostre idee per il federalismo”.

L'intervento di Mchele Emiliano:

“Avevamo cominciato imboccando la strada giusta, avviando la riforma del titolo V della Costituzione, con l’idea di un’autonomia impositiva degli enti locali che desse un ruolo intenso ai Comuni per consentire al prelievo fiscale di essere vicino alle esigenze dei territori. Il 119 era, infatti, lo strumento per andare in questa direzione, ma lo abbiamo lasciato neonato e incustodito.
Sappiamo bene che per realizzare i sogni bisogna far quadrare i bilanci, altrimenti si rimane con conti dissestati e sogni infranti. Il primo atto del Governo di centrodestra, però, è stato di segno opposto. L’abolizione dell'ICI è stata un’operazione considerata ormai da tutti un errore, un controsenso, tanto è vero che pensano di reintrodurla con nomi diversi. L’Ici avrebbe, invece, aiutato il federalismo, perché lo avrebbe spiegato con i fatti alle nostre comunità. Altrimenti,
senza rendere comprensibile il senso di queste operazioni, si rischia di apparire come Topolino apprendista stregone in “Fantasia”.
Avevamo, peraltro, stabilito con la Comunità Europea un altro passaggio, fissando gli obiettivi di convergenza e competitività. Sapevamo di poter contare su una politica dell’UE - che avevamo contribuito a varare - che consentiva alle regioni del Sud di avere una parità di partenza con i
comuni del Nord nel processo di assegnazione a ciascuno della facoltà di imposizione fiscale.
Le norme che avevamo introdotto prevedevano anche il fondo perequativo che in qualche maniera avrebbe contribuito a rendere questo processo omogeneo e storicamente realizzabile nel tempo con una prospettiva che era chiara.
Adesso ci troviamo di fronte ad un’altra contraddizione: è evidente che Tremonti ha l’idea di centralizzare tutta la politica di convergenza che il Paese stava realizzando, anche con risultati importanti. E c’è poi la questione del Patto di stabilità: ci sono enti locali che devono investire risorse aggiuntive di immensa portata che sono bloccati. È evidente che questo crea un’enorme difficoltà nell’investimento.
E a questo punto mi chiedo, se deroghe al patto sono state fatte ad esempio per Milano, in occasione dell’Expo, e Torino, perché non prevedere allentamenti anche in situazioni, come la Puglia, dove ci sono da spendere 11 miliardi di euro di fondi europei?
Assistiamo, invece, a una progressiva sottocapitalizzazione dei fondi sanitari nelle regioni meridionali, che sono compensati dal peso delle Regioni a statuto speciale e delle province autonome. È evidente che il federalismo deve essere uguale per tutti, sul serio. È evidente che la legge n. 42 può funzionare solo se è uguale
in tutte le regioni. Solo così lo sforzo enorme che viene richiesto potrà essere sostenuto. La manovra del Governo non contiene nulla di tutto questo.
Ripartiamo, quindi, da dove c’eravamo lasciati, dalla riforma del titolo V, e riprendiamo quel percorso non per noi stessi ma per l’Italia. Parlamento federale e definizione delle competenze per chiarire ‘chi fa che cosa’ e, soprattutto, centralità dei Comuni nelle politiche fiscali, dando vita ad un federalismo che sposi - e non ripudi - la grande tradizione delle autonomie comunali”.

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